Recensioni

Se le ultime uscite – vedi Head Above Water del 2019 – erano tutte ballatone e introspezione, a questo giro Avril Lavigne torna a buttarsi in quello che più facilmente le si associa: un pop-punk (non più tanto) spensierato.
Love Sux, sin dalla grafica di copertina, è una pura e semplice capsula del tempo ripescata direttamente da quel 2002 ricordato con un affetto un po’ imbambagito da chiunque sia stato adolescente nei primi anni Duemila. Blink 182 (non a caso il disco è prodotto da Travis Barker, e Mark Hoppus compare in All I Wanted), Sum 41, Offspring, AFI, Alkaline Trio, Silverstein e si potrebbe proseguire all’infinito: sono tutti gruppi che tantissimi nati a cavallo degli anni Novanta si sono pompati nelle cuffiette alla fermata del pullman fuori dal liceo.
È tutto un «let’s go» e «na na na na», amori disillusi e «we’re fucked up», per quanto rivestito da una patina di maturità da amante scafata e più volte ferita, magari in qualche caso (vedi Love It When You Hate Me) ammodernata con una bella verniciata di emo-trap. Avril ha quarant’anni, come chi l’ascolta(va): stretti in un presente di pandemie, guerre mondiali, crisi climatiche e chissà cos’altro, tornare a farsi abbracciare da due chitarrine saltellanti può essere una coccola comprensibile. Siamo sempre lì insomma: ma a sto giro non è la nostalgia per un passato immaginato come quella per gli anni Ottanta (non vissuti direttamente, almeno dalla generazione target di questo disco), né il ricordo di un’umanità estinta à la Boards of Canada o Caretaker – pure Avril si sarebbe potuta meritare un capitolo in Ex Machina di Mattioli – ma sempre di nostalgia trattasi. Per un’adolescenza finita senza che ce ne accorgessimo veramente, costellata da idoli che erano ridicoli e nati vecchi, ma noi non lo sapevamo ancora.
Insomma, se è qualcosa di rassicurante che si cerca, ecco il disco perfetto. I pezzi tra l’altro, per quanto ammuffiti e profondamente inattuali negli arrangiamenti e nella produzione, si attestano pure su una buona media di scrittura: i ritornelli funzionano, le melodie ci sono. Perché ognuno deve viversi e sonorizzarsi la fine del mondo come preferisce, e sicuramente c’è qualcuno là fuori che aveva bisogno di questo disco.
Amazon
