Recensioni

6.7

Ma che bei fiori photoshop in copertina. Cosa c’entreranno con un album chiamato Black Madonna dal sound completamente immerso nella Touch’n’Go family dei Novanta? Fate conto di ascoltare dei Jesus Lizard con il batterista del Metallica. Oppure un Albini abbacinato dal Sunset Boulevard. In altre parole, gli Austerity Program tritano gutturali attitudini post-hardcore, progressioni ritmiche stile panzer, graticole di riff tra machismo e schizzi psycho.

Però (e c’è un però) a caratterizzarne la furia ultracalcolata interviene uno spostamento deciso verso il metal. Meglio ancora quel metallo innervato di prog (leggi alla voce …And Justice For All) che nelle otto tracce s’inserisce nella coda lunga dell’hardcore evoluto che dai Big Black portava ai Girl Against Boys (e ai citati Lizard).

Messi da parte i soliti discorsi sulla non-novità della proposta, e appurato che parliamo di un duo basso/chitarra (Thad Calabrese e Justin Foley) all’esordio sulla lunga distanza senza un batterista in carne e ossa (cristo è una drum macine quella che si sente! Altro che Lars Ulrich, ingenuo che sono…), quel che abbiamo è un buon debutto d’amplificazioni pregne di testosterone e nitro.

Provette che appena le tocchi BOOM! Salta tutto. Più che convincente la forza motore dunque (quello scoppio che non avviene mai veramente, quel thrilling che poi è il suo bello), buona anche la desistenza verso licenze troppo metal à la Pelican o Isis, peccato (e c’è un peccato) per la mancanza di un leader come Yow al cui carisma si sostituisce un cantato (parecchio) hardcoreggiante (urla, strazi, indistinguibile timbro…).

Inutile dire che l’allargamento a tre sarebbe auspicabile  (e Yow di questi tempi è quasi un freelance per cui sai mai i casi della vita). Rimane il piacere muscolare della cosa. Un piacere ricco di steroidi per giunta. Take care.

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