Recensioni

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Come in tutte le cose, c’è revival e revival. C’è il revival imposto – dalle mode, dal sentire comune, dalla “scadenza temporale” – e quello sentito, proprio, slegato da qualsiasi ricorrenza e/o evenienza. Si sarà capito che quello messo in atto degli Auden è del secondo tipo, pur legandosi ad una “scadenza temporale” ben evidente – i 10-15 anni dalla prima ondata emo – che come tutti i revival torna ciclicamente a galla. Ma gli Auden – la storia dovrebbe essere nota – non sono gli ultimi arrivati pronti a beneficiare del sudore e della fatica di qualcuno venuto prima di loro e rimasto solo con la gloria effimera della scena “primigenia”. Gli Auden c’erano prima, ai tempi della “scena”, e ci sono adesso; non raccolsero i frutti all’epoca, né probabilmente li raccoglieranno ora, rimanendo mosche bianche in un mondo musicale completamente stravolto nelle dinamiche e nelle modalità (non a caso potete ascoltare e scaricare gratis Some Reckonings oppure aspettare la stampa del vinile: yin e yang, giovane e vecchio, analogico e digitale and so on…).

Ma queste sono questioni di contorno, tappezzeria sociologica che lascia spazio alla musica: musica che erutta dal quartetto come se fosse rimasta imprigionata a forza per un decennio buono. Discorso valido per il precedente Love Is Conspiracy, veramente sedimentato sul fondo di una bottiglia per anni, prima di essere stappato in autoproduzione digitale e poi dalla V4V; ma valido anche per queste composizioni nuove di zecca che non sono un semplice disco, ma una specie di stargate, un punto d’incontro tra ieri e oggi che ci regala quegli stessi umori, quel deja-vu, quei tocchi al cuore che per i più agèe avrà il sapore della nostalgia e per i più giovani quello di poter annusare un periodo aureo che non tornerà più, per lo meno in quei termini e in quei modi.

Chitarre che friggono e si incrociano, cantato che esce da dentro e cori da sing-a-long collettivo, interplay basso-batteria all’unisono, uno struggente senso di malinconia che aleggia a permeare il tutto e una maturità raggiunta non da quarantenni, ma da ragazzetti di “due volte ventanni” che ancora si sbattono per condividere spazi, emozioni, situazioni, facendolo per sé, prima che per gli altri. Proprio come il manuale non scritto dell’hardcore prevedeva, prevede e prevederà sempre.

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