Recensioni

7.3

Non è nuova a colpacci come questo, la label del salentino Simone Gatto: già negli scorsi anni infatti la Out-ER Recordings, oltre a pubblicare i pregiatissimi lavori del suo fondatore, ha arricchito il proprio catalogo con produzioni di assoluti pezzi da novanta dell’ambiente techno internazionale, come gli americani Juan Atkins e Terrence Dixon o l’olandese Orlando Voorn. Questa volta è il turno invece del britannico Aubrey, un artista che con la propria etichetta, la storica Solid Groove Records, e diversi alias è in giro sin dai primissimi anni novanta e può essere considerato uno dei primi e più autorevoli e validi interpreti del verbo techno al di fuori di Detroit: soltanto due i dischi incisi finora, dunque è con enorme trepidazione che era atteso questo comeback sulla lunga distanza.

E le pur alte aspettative non vengono affatto frustrate da queste dodici tracce d’ispirazione cosmica: sin dalla pulsante ed avanguardista opening-track Aerglo Visible è chiaro come Gravitational Lensing non sia un semplice e lineare album techno, ma qualcosa di più avventuroso. Non mancano certo gli assalti plastici e marziali (Jurney to The Blue Planet, la title track) o le siderali cavalcate analogiche (Saros Cycle, Elara Passing, UDFJ-39546284) che piacciono tanto in casa Out-ER, ma rappresentano il nucleo più notturno e tradizionale di un’opera che prima spazia in assoluta e naturalissima nonchalance dal samba sintetico di Floating to Rigel al pirotecnico electro-jazz di Doctor Portia, e poi chiude passando dalla house notturna e gioiosa di Orbit of Oberon ad una serie di omaggi black che disegnano groove tanto irresistibili quanto originali.

Passano gli anni e le mode, ma il culto di un artista come Aubrey va ben oltre, e Gravitational Lensing è qui per dimostrarlo con i suoi ritmi e una creatività senza pari.

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