Recensioni

6.7

Non c’è dubbio che questo terzo album sia il più riuscito della carriera discografica delle tre eteree ninfette, a conferma di una maturità stilistica finalmente raggiunta: idee chiare e semplici messe in atto senza troppi fronzoli né chissà quali pretese.

Still Night, Still Light si muove su un sinth pop che rimanda direttamente a quel Moon Safari airostatico con tanto di incursioni indietroniche in territori Morr Music (Lali Puna, su tutti). Ma ciò che lo differenzia positivamente dai suoi predecessori è l’atmosfera molto più sommessa e crepuscolare, scevra di inutili kitcherie, che circonda le dodici canzoni – malinconia e nostalgia da cielo grigio primaverile -, emanata appunto da una semplicità di intenti che lascia dedurre la presa di coscienza delle Nostre circa il loro potenziale artistico. Speriamo solo, però – sì, c’è un però -, che proprio questa autoconoscenza non finisca per rappresentare il limite artistico delle Au Revoir Simone, ovvero l’incapacità di rinnovarsi e cambiar pelle che in quest’epoca ultrafrenetica e senza memoria sembra prerogativa fondamentale (Radiohead docent).

Il futuro dirà. Sicuramente ad oggi la loro pelle ci sembra splendente e liscia, e questo è ciò che conta. Il lifting, al momento, è affare di qualcun altro.

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