Recensioni

Non nuovo al panorama musicale (Un Vortice Di Bassa Pressione l’incarnazione precedente), ma presentandosi per la prima volta col proprio nome e cognome, il trentenne calabrese Attilio Novellino concepisce un album evocativo e struggente. Proprio come attraverso un vetro o uno specchio, l’universo di Novellino è cangiante e sfilacciato, sfocato senza essere fuori fase e stratificato senza risultare ammontinato.
L’armamentario è quello classico del sound-artist del terzo millennio – chitarre, field recordings, effettistica varia – così come l’approccio ad una musica che diremmo ambient se il termine non risultasse limitativo nell’inquadrare quello che è un continuo flusso di coscienza oscillante tra melodia e rumore, estasi e stasi, volute oniriche e soundscapes in saturazione.
Tanti e tali sono i riferimenti e le prospettive che l’ascolto di Through Glass evoca, che tra architetture Heckeriane e glitch ambientale (After You’ve Had A Life), rievocazioni Fennesz e ipotesi di Fuck Buttons estatici con pulviscolo di suono kosmische (Sirens), stratificazione droning alla Fabio Orsi – guarda caso, altro uomo dell’estremo sud italiano – e slanci kosmische/post-rock/isolazionisti, è sinceramente difficile rimanere indifferenti.
Non solo, ovviamente, per la costellazione di nomi, generi, sensazioni con cui Novellino traffica in scioltezza, quanto per la capacità indubbia nel toccare certe corde dell’animo di chi ascolta che è forse il miglior pregio per questo tipo di musica. Mai algida o distante, ma piuttosto terribilmente "umana", la musica di Through Glass colpisce al cuore con la sua visionarietà e un approccio realmente sincero e appassionato. Doti che, siamo sicuri, permetteranno a Novellino di ricavarsi il giusto pertugio in una sezione piuttosto inflazionata nell’ultimo periodo.
Amazon
