Recensioni

Dopo la partecipazione al 10 pollici Utmarken con il brano migliore pubblicato ad oggi, e in attesa del secondo album, il gruppo di Göteborg torna con la stampa su vinile di un nastro edito precedentemente in sole cinquanta copie. 1867 è l’anno di una terribile carestia nelle campagne svedesi e i nostri ne traggono spunto per dar vita a nuovi incubi sonori.
Missväxt mostra gli Ättestupa più rock (unico esempio insieme al pezzo della sopracitata compilation), con tanto di batteria e chitarre cadenzate, anche se tutto è sepolto sotto fischi e feedback assassini, come di regola. Halshuggarnatten continua sulle coordinate dell’LP del 2008: ritmiche ai limiti della narcolessia, disperanti note di synth e linee vocali tra il liturgico e il salmodiante. In chiusura, un brano che occupa l’intero lato B, assalto brutale ed impietoso, tortura di progressiva ferocia di ben tredici, interminabili, minuti.
Tre tracce. Tre esperienze. Tre (r)umori diversi. Probabilmente non il modo più organico di traghettarsi dal primo al secondo album ma tant’è, l’organicità spesso non è la priorità di band come questa.
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