Recensioni

5.8

Ne è passata di acqua sotto i ponti imbrattati e corrosi degli Atari Teenage Riot, formazione berlinese che si fece notare nella metà degli anni ’90 per quel modo estremo di coniugare suoni hardcore ed elettronica, industrial e techno. E’ passata soprattutto la morte di Carl Crack, che ha segnato inevitabilmente un turning point importante, fermando le attività del gruppo per più di dieci anni. Dopo il ritorno nel 2011 con il mediocre Is This Hyperrial?, è la volta di Reset. Il titolo, ancora una volta “ataristico”, la dice lunga su un lavoro che ripulisce ulteriormente le sonorità radicali e anarchiche degli inizi con una maggiore ricerca – peraltro presente anche nel lavoro precedente – di melodie e riff da ricordare.

Saranno i tempi, saranno gli anni, sarà che nel frattempo quell’entropia di disfunzioni così lacerante, urgente e anche un po’ incomprensibile degli inizi ha lasciato il passo a un suono scontato e a tratti anche un po’ ripetitivo, sta di fatto che Alec Empire e il sodale Nic Endo sono riusciti a migliorare soltanto di poco gli evidenti limiti del lavoro precedente. L’euforia chiptune-hardcore di J1M1, il big beat contaminato di Modern Liars o l’ossessionata Erase Your Face sono i passaggi da ricordare di un lavoro che per il resto vive dei soliti riflussi anarchici, impasti cyberpunk e voci digitalizzate. La funzione di ripristino gioca un brutto scherzo, e finisce con il chiudere in un cerchio concettualmente limitato e ristretto i sentimenti di ribellione, in sfoghi compulsivi (Street Grime) e dubbie corse a vuoto (New Blood).

Il synth immerso in un loop vorticoso di We Are From The Internet chiude un lavoro che si sforza di trovare pretesti interessanti (i confini corrosi tra pubblico e privato in tempi post-moderni, il significato dell’identità, la società del controllo), ma li affronta con l’appeal di chi ha già detto tutto tempo fa.

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