Recensioni

Li avevamo lasciati con l’ottimo Mille gruppi avanzano nel 2016 e li ritroviamo ora sei anni dopo con Courage. Sempre uguali a sé stessi, gli Assalti Frontali, e proprio qui sta un ingrediente fondante per la loro forza: una coerenza inscalfibile, disco dopo disco, anche quando – come in questo caso – c’è qualche cambiamento d’organico (lo storico produttore Bonnot non produce più in prima persona). È questo il disco di chi batteva duro sei anni fa contro il male che avanza, e batte ancora altrettanto duro anche oggi.
L’album nasce da un lutto personale di Militant A (la recente morte della madre) e passa dall’elaborazione di tutto ciò che è successo in questi ultimi anni (passando anche per i guai con la giustizia di Pol G), arrivando fino alla disillusione politica dilagante usata però come arma a doppio taglio: se sempre meno votano, è anche vero che il consenso su cui poggia la classe politica che alimenta la disillusione è sempre più precario. Ecco quindi che possono aprirsi nuovi spazi e nuovi orizzonti. Anche la guerra in Ucraina, trattata in La Morale, diventa un punto di partenza per interrogarsi: com’è possibile che sia questo il primo pezzo rap che ne parla? Forse perché il rap contemporaneo è sempre più un prodotto della società anziché uno strumento critico per interrogarsi sulle cause che la determinano («Scarpa Nike, cinta Gucci d’ordinanza / ‘Sta società non ci ha mai dato altra speranza»). È già tutto riassutno nella a title track: base electro con atmosfere quasi à la Artificial Kid del Danno, testo da ultimi orgogliosi baluardi di umanità nella presa male, alfieri di una resistenza contro una contemporaneità di guerre, pandemie, crisi climatica, eccetera. Sempre e comunque con una grande capacità di sintesi: «Vent’anni di guerra e hanno vinto i talebani», quindi a che è servita tanta sofferenza?
Musicalmente ci troviamo dove era lecito aspettarsi: funk romano orgogliosamente démodé, infarcito di campionamenti vintage (tipo in La Morale, dove il break di batteria è preso da Funky Drummer di James Brown) e il flow di Militant A che è la cosa meno fresca che si possa sentire su un beat, e proprio per questo funziona alla grandissima. Un disco fieramente inattuale quindi e, proprio per questo, attuale come non mai, che fa resistenza senza trincerarsi nella retroguardia. Ne avevamo bisogno? Evidentemente sì…
Amazon
