Recensioni

Ruggine, Fine Before You Came, La quiete, Death Of Anna Karina, La fine, Raein: spot casuali citati per tracciare un confine, modellare un suono (se non proprio una scena), a cui potremmo accostare anche i qui presenti Asino. Duo “ignorante e testardo” (Facebook dixit) tutto chitarra e batteria formato da Orsomaria Arrighi e Giacomo Ferrari e catalogabile alla voce hardcore-noise-screamo, la band è in realtà un organismo più complesso di quel che potrebbe sembrare a una prima occhiata.
Certo, i caratteri fondanti del retroterra culturale ci sono tutti (stop&go fulminanti, distonie sferraglianti, un battere ritmico imprendibile e fisico, urla al limite dell’embolia), eppure ci pare di riconoscere anche altro sotto la superficie. Un “altro” veicolato da un’estetica ancora più grezza rispetto ai colleghi (potremmo quasi definirla punk) che, oltre a creare un senso di instabilità ulteriore, sfocia talvolta in cavalcate psichedeliche ossessive (la notevole Asino da balera, in cui gli scambi della chitarra arrivano quasi a scimmiottare il ragliare dell’animale a cui sono intitolati il brano e la ragione sociale), cala il recitato dei Massimo Volume in un flutto di claustrofobie e frustrazioni urticanti (Schiaphpho), allinea campionamenti dai giorni gloriosi di “bisteccone” Galeazzi (La grande nave) e dal film Il grande dittatore di Chaplin (lo strumentale senza titolo che chiude il disco).
Ne vien fuori un album intenso e violento, ma anche profondo e talvolta ironico, che costruisce ponti con una critica del quotidiano indiretta, capace di non scadere ingenuamente nel descrittivo e di lavorare invece ad un livello più profondo. Muffa segue l’EP Crudo, pubblicato dagli Asino nel 2012.
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