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Una trafila di etichette indipendenti italiane si cela dietro la produzione di questo terzo lavoro degli Asino – Giacomo “Jah” Ferrari (voce, batteria) e Orsomaria Arrighi (voce, chitarra) – ovvero Pioggia Rossa Dischi, fromSCRATCH Rec., DreaminGorilla Records, Santa Valvola, Dischi Decenti, Floppy Dischi, General Soreness, 59SRS, Uno a zero e All Ways Wrong. Amore arriva dopo Crudo (2012) e Muffa (2014), e chiude una singolare trilogia anarchica di cui ancora troppo poco si è parlato e a cui è tempo di rendere giustizia. Nell’attuale scenario di buone cose inesorabilmente sommerse, gli Asino rappresentano un esempio virtuoso di ciò che dovremmo trovare nei dischi e andare a sentire ai concerti: un condensato di potenza sapientemente dosata con l’ironia e il nonsense, dove dietro l’apparente virulenza delle pelli impazzite e delle chitarre distorte si cela uno spirito sardonico che si autodileggia, in perfetto stile punk. Basta ascoltare l’intro o Orsomariah Churry per capire che gli Asino sono tutto tranne che autoreferenziali.
Sebbene la produzione precedente del duo si inscriva in una parabola astrattamente riconducibile a un nucleo ben preciso di gruppi indipendenti (Ruggine, Fine Before You Came, La Quiete, Death Of Anna Karina, La Fine, Raein), in Amore si coglie anche un certo appuntarsi la lezione dei Massimo Volume (un paragone dovuto forse principalmente al caratteristico cantato-non cantato), ma con in più una furia (controllata a dovere) che non si sentiva dai tempi dei migliori degli One Dimensional Man /Teatro degli Orrori. Di se stessi i musicisti dicono: «Pensate ai White Stripes senza il blues, ai Tweak Bird senza lo stoner, agli Zeus! senza il metal, ai Lightning Bolt senza una maschera, a Simon & Garfunkel senza una mano». E invece noi in questo Amore vediamo un po’ di tutto, persino il blues, il metal e lo stoner, ma reinventati in una dinamica tutta caotica e personalissima, che trova la sintesi e la quadra in una cifra stilistica peculiare e coerente intrisa di noise e tempi scomposti.
Tra le sette tracce fulminanti, gli episodi più rimarchevoli sono probabilmente Sentirsi Male, Enorme e Trenita, ma l’impianto complessivo, disseminato com’è di ottime intuizioni, sembra costruito per non avere cedimenti di sorta. Lo storytelling contenuto nei testi è sarcastico, arguto, spesso comico, quasi d’intrattenimento: un modo scaltro per stemperare la violenza dei suoni. Resta la voglia di sperimentare quest’energia dal vivo, ma intanto il disco ci ha conquistato: è Amore.
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