Recensioni

6.8

Orchestrale Asaf Avidan lo era già stato, ma qui ha voluto stupirci con effetti speciali: una sezione ritmica jazz suonata dal vivo, arricchita da un’orchestra al completo. Unfurl è stato registrato ai leggendari Miraval Studios ed è un tour de force di tensioni e grandeur à la John Barry (leggi James Bond).

I riferimenti cinematografici si sprecano, e accanto al consueto registro r’n’b viscerale e “anticato” del cantante israeliano — che in passato ha suscitato paragoni con Nina Simone e Jeff Buckley, più umilmente ricorda Macy Gray — ci sono anche un paio di tentativi di rap. Le atmosfere noir, sorta di prequel di quelle amate dai Portishead in Different Pulses — l’album che lo mise sulla mappa con date sold out in tutta Europa tredici anni fa — si evolvono qui in un impianto ingombrante che, quando colpisce, è davvero epico.

È il caso di I Don’t Know When, I Don’t Know How, I Don’t Know Why, in cui il crooning a pieni polmoni di Avidan attraversa scenografie d’antan, tra fanfara messicana e serenata con inframezzo hitchcockiano e parti rappate à la Danny Brown. Un inizio col botto a cui il resto dell’album cerca di tenere fede tra serenate newyorchesi (Unfurling Dream), eccentrici cambi di tempo (Haunted) e musiche da kolossal (Sixteen Hooves, nella title track c’è spazio pure per il singing saw), che trovano nel fingerpicking acustico un contrappunto intimista (The Great Abyss).

Unfurl è un album che si presta naturalmente al cinemascope da cui trae ispirazione; l’ascolto casalingo ne limita un po’ l’effetto. Non sono tanto brani quanto performance, pensate più per essere viste che ascoltate come semplici canzoni. E questo rimandare ad altro ne disinnesca il peso artistico, non la qualità del prodotto discografico.

In un contesto in cui teatralità e romantismo tragico collidono — vedi The Call of the Flow, che invita a un confronto con Benjamin Clementine — emerge il limite di Avidan: al contrario dell’ex busker parigino o di un altro gigante del campo come Scott Walker, resta “solo” un ottimo artigiano sonoro. Sa perfettamente cosa vuole dalla sua musica ed è impressionante vederlo all’opera, ma la vera magia non nasce da queste premesse ma accade quando le supera.

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