Recensioni

A pochi mesi dalla pubblicazione diJunray Song Chang, Asa-Chang e Junray tornano con un mini-album (sebbene la durata complessiva superi i quaranta minuti), il cui titolo fa riferimento a una poesia di Sadakazu Fuji che fonde il giapponese moderno con una lingua di antichissima tradizione. La magia di Hana si ripete immutata nelle cinque tracce, la cui struttura – grazie all’utilizzo di field recording naturalistici – si fa più dilatata. Toremoro sembra eseguita nel verde lussureggiante di un bosco; il suono della tromba nella strumentale Kaykio sottolinea con fare epico l’incedere impetuoso delle onde dell’oceano. Più scarne, ma anche più sperimentali Tsuginepu To Ittemita e Kutsu #3, soprattutto quest’ultima, giocata sull’interazione di più voci che recitano una medesima frase su una scala minimale al synth, rappresenta l’esperimento più ipnotico e riuscito dell’album. Da notare infine la cura per la scansione ritmica, un aspetto che il combo ha curato fino alla maniacalità: grazie agli insegnamenti del percussionista classico U-Zhaan (presente in questo lavoro), ogni aspetto della musica è assemblato e memorizzato su un computer, in modo che ogni suono sarà riprodotto fedelmente in ogni occasione. Tsu Gi Ne Pu è un’ottima conferma.
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