Recensioni

6.9

I sarti che vestono le mie storie sono musicisti attivi in diversi contesti musicali. Questo è un sistema che mi piace perché è una finestra aperta sul mondo e mi obbliga a stare sveglio. Il Circo non è una band. Assomiglia di più ad un "cantiere" o a una "palestra" per i giovani musicisti che lo compongono.” A parlare è Sergio Arturo Calonego, titolare della ragione sociale e deus ex machina del progetto. Tanto per chiarire che tutto quello che ruota attorno a questo secondo disco della formazione è materiale vario ed eventuale nel genere, nella forma e nelle atmosfere. Un folk-jazz-chanson-cantautorato-rock nomade e difficilmente etichettabile, un po' figlio dei tempi in cui viviamo e un po' consapevole esercizio di stile per una band di strumentisti virtuosi.

Ce n'è per tutti i gusti, dal valzer spazzolato de La Ballerina alle chitarre elettriche de L'idiota, dal Tenco de L'acrobata al jazz confidenziale de Il domatore, dal ragtime-folk di Le Royal al blues virato Sud America de La regina del circo. Brani suonati da dei Raymond Queneau in note che vanno a comporre un'opera esemplare, inaspettatamente coerente e malinconica al punto giusto.

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