Recensioni

A dimostrazione della bontà del sottobosco genericamente indie (nel senso primigenio del termine, ovvero l’unico) degli anni ’90 c’è il fatto che anche le cosiddette band minori, quelle che rimasero a galleggiare tra un underground che andava perdendo le sue caratteristiche fondanti e un mainstream cieco e avido nel suo fagocitare tutto con tanti soldi ma senza un briciolo di rispetto, avevano un livello medio che oggigiorno è un lontano ricordo.
In questo senso ecco ripresentarsi band come gli Archers Of Loaf, la cui storia è veramente quella dei loser tipici del mito rock’n’roll americano, ovvero ottimi dischi – ben 5 full length nell’arco dei ’90 –, altrettanto ottima e trasversale accoglienza (di pubblico come di critica), addirittura un gesto al limite dell’eroico (o, cambiando prospettiva, del masochistico) come rifiutare un contratto con una major quando, a metà ’90 e sulla scia di Vee Vee, la band di Chapel Hill rimandò al mittente Warner un contratto che, visti i tempi, l’avrebbe resa ricca ma molto probabilmente non famosa, come accadde a buona parte dei transitati dall’underground verso le major.
Sia come sia, oggi a distanza di 24 anni Eric Bachmann (finito dei Crooked Fingers nel frattempo) e sodali tornano con questo disco nuovo, figlio ovviamente del blocco pandemico e in cui è come se facessero i conti col passare del tempo. Dimenticate quindi le abrasioni noise che rendevano aspre e dissonanti le melodie che il quartetto aveva disseminato in dischi ottimi come Icky Mettle o Vee Vee e preparatevi a fare i conti con un album di puro adult oriented college rock dal taglio molto punk. No dai, non esageriamo eh, diciamo che le melodie hanno preso il sopravvento sulle increspature e che la maturità porta a ripensare anche certe scelte, non solo a livello compositivo.
Ottima in questo senso Screaming Undercover, orecchiabile e potente il giusto, così come altre frecce all’arco del quartetto in questo nuovo mood molto Pixies/Superchunk: Surface Noise, tutta tensione trattenuta e rilascio, e Saturation And Light, che ben condensa il lirismo del frontman e il tiro della band. Gli anni ’90 non torneranno più, tocca farcene una ragione, ma si spera che chi quegli anni ha contribuito a farli diventare quello che sono stati – soprattutto per il music biz – possa passare all’incasso ora.
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