Recensioni
Martin e Richard Dust, che con questo album inaugurano il progetto Application, sono componenti fissi dei Black Dog dalla metà del decennio scorso. Assieme a Ken Dowie, uno dei primi Black Dog Productions, sono arrivati a tracciare – dopo qualche incertezza iniziale – un disegno techno elegantemente ortodosso.
System Fork non è da meno. Techno di precisione scientifica, architetture di kickdrum spezzate al servizio di scenari post-apocalittici. Con una varietà timbrica volutamente spinta vicina allo zero, i fratelli Dust portano all’estremo quella razionalità e quella freddezza che pensavamo lascito caratteristico del solo Dowie. Stomp in bianco e nero a metà tra cosmo e mondi subacquei (Flange 7, Siren), geometrie sintetiche (Steve Reich’ Ice Cream Van), aperture ambient che si innestano su ritmiche inflessibili (Swuth): quella degli Application è la convergenza, allo stesso tempo nostalgica e intransigente, dei prodromi intelligent marcati Warp – non a caso, ancora da Sheffield – e degli umori minimalisti a questi contemporanei (la berlinese Basic Channel), qui deviati in direzione break.
Sia chiaro, niente che non sia già stato detto, niente che altri (Black Dog compresi) non abbiano già saputo trasformare in musica. Numeri che, in prospettiva, meglio si presteranno alle future esibizioni live, ma che conservano una loro dignità anche su disco.
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