Recensioni

Come suggerisce il nome stesso, Compendium è una compilation che seleziona dai numerosi EP rilasciati dalla misteriosa sigla made in UK Old Apparatus. Segnalati in una delle migliori video-compilation di SA come “chicche dalla blogosfera” il trio (o almeno dovrebbe esserlo, vista la scarsità delle info) si segnala come una delle più varie ed interessanti proposte d’oggi, in virtù di una personale rielaborazione delle musiche elettroniche degli ultimi anni.
Zero punti d’appoggio, arrangiamenti con varietà estrema pur con omogeneità di fondo, musica centrifuga in senso etimologico, priva di centri stabili ma che dall’assenza di evidenze si muove per sondare cupezze e oscurità atmosferiche che si sedimentano tra gothicismi vari – l’eco di label come Blackest Even Black o Tri-Angle è evidente – e ipotesi di elettronica contemporanea, ritmata ed industriale, isolazionista e minacciosa. C’è la profondità del dub a fornire una scheletrica architettura ai pezzi, una tavolozza di colori ampia e ovviamente eterogenea – nei numerosi ep che formano questa compila ci sono anche i tre a nome di ognuno dei responsabili, sul modello dei Kiss prima e dei Melvins dopo – che vira verso il grigio metropolitano o il nero ottundente della notte; c’è il gusto per le dilatazioni ambient più scure e disturbanti, haunted il giusto ed evocative nella norma; c’è la ricercatezza di un suono che si fa immaginario ora astratto, ora terribilmente materiale (la techno minimale di Dourado, l’estasi in negativo di Zimmer).
Erano considerati emergenti del giro (ehm) dubstep londinese in virtù di traffici col giro Mala. In realtà sono un progetto maturo che aspettiamo al varco del full length.
Amazon
