Recensioni

Se come il sottoscritto pensavate che Antony si stesse allargando un po’ troppo (in senso figurato), spuntando un po’ ovunque come un prezzemolo invadente, non potrete che accogliere questo EP – antipasto del nuovo album previsto per il 2009 – con una certa dose di sollievo. Dopo la sovraesposizione (l’ingombrante partecipazione all’ultimo lavoro di Bjork, la gustosa scappatella con Hercules And Love Affair…), per il Nostro sembra essere giunto il tempo della redenzione.
Ho scritto redenzione e stava per scapparmi espiazione, constatato il rannicchiarsi gospel (la title track), l’abbandono sui palchi schivi di un vaudeville romanticamente desolato (Sing For Me), il caracollare del piano su carezzevoli sfumature orchestrali (Crackagen). Sboccia un languore crudo di blues basale in Shake That Devil, febbre di percussioni e nevrosi di sax, sorta di intimo autodafé non a caso posto nel cuore del dischetto, che sceglie di spegnersi nella fatamorgana bucolica e frugale di Hope Mountain. Chiaroscuri e indefinibili nostalgie, preziosi minimi termini e una dolcissima afflizione: bentornato, Antony.
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