Recensioni

L’intellighenzia dell’alt-hop si riunisce dopo aver trascorso sei anni tra progetti in solitaria (Beans con la Warp) o con altri combo (High Priest e M Sayyid con Airborn Audio su Ninja). Invecchiati? Non molto da Arrhythmia ma è quanto serve per dire la loro
Grazie al produttore Earl Blaize (ormai dentro la cosa), risaltano subito all’orecchio la cupezza e la superpompa nei bassi ereditata dal Wu Tang Clan nell’opener Lay Me Down, i richiami gangsta di Shine, le tastierine acide di C Thru U, gli accenni alla dance nella collaborazione uberpop con il padrone di casa Big Dada Roots Manuva (NY To Tokyo singolo da panico) e al grime nel pezzo che dà il nome all’album.
I riempitivi non mancano ma la voglia di ritornare a fare crew e di abbassare il tasso di poshyness rendono il concept fruibile. Pure per i non addetti (leggi meno snob, più pop). Non cambia la maiuscola nel Respect che il trio si merita da sue lustri, anzi, dopo multipli ascolti il disco guadagna stabilità e spessore. E con una Anticon storicizzata, riabituarsi a quella Pre-Millennium Tension è mossa faticosa e gratificante.
La reunion vale la candela: la prossima volta però, vogliamo i feat. di Madonna e Robbie Williams.
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