Recensioni

Antony “Ant” Harding (ricordate gli Hefner?) passeggia sulla neve in una piacevole giornata assolata e con voce acuta e vena malinconica accompagna miti e riflessioni acustiche tutto cuore e zucchero filato. Traspare da Footprints Through The Snow quel comune stato di sofferenza nostalgica mista a un masochistico ma dolce autocompiacimento.
La formula è nota. Voce leggera, miele di chitarra, organo, piano, qualche arco qua e là, episodi equilibrati e curati. Cinquanta minuti di buona musica senza virtuosismi. Insomma, il piacere della semplicità.
Rimangono appese alle orecchie le armonie fragili (When Your Heart Breaks, Slipped Away), gli archi e i fiati solenni, mai banali (Spent Too Long Walking With No Heart To Follow, Change With The Season), l’essenzialità melodica e compositiva (This Goodbye Kiss, Look How This Time Flies), la luce di una quotidianità riflessa sulla neve, macchiata solo dalle tracce dei “nostri” passi.
Perché “nostre”, sono le storie che Harding racconta.
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