Recensioni

7.5

Associare techno e poesia non è da tutti. Chaton riesce nell'intento in modo apocalittico e diaristico, combinando in un patchwork folle e pesantissimo parole che apparentemente sono un frullato dada di scontrini, biglietti, numeri, titoli di giornali e altre diavolerie ipnotiche con gli avvenimenti che hanno colpito il suo personalissimo diario nel 2009: l'investitura di Barack Obama, la morte di Michael Jackson ('The king of pop is dead'), la morte della coreografa Pina Bausch e altre notizie più o meno popolari.

L'intento ricorda in eco l'esperimento del nostro Lindo Ferretti (nell'album Co.Dex) con Eraldo Bernocchi, ma qui i tagli non ammiccano a nulla di ideologico o di storico, qui si esce direttamente dalla storia e con il solo ausilio della voce e di pochi editing e sovrapposizioni si crea un mostro sonico che per la sta bene in casa Raster Noton (dove aveva già collaborato con Alva Noto nel 2008 in Unitxt), ma che fluisce degnamente anche nella mente di qualsiasi post-raver in un trip apocalittico e straniante.

Il 'poeta sonoro' di Besançon non pensa al successo, pensa a non dire nulla, quasi un ricordo del Godot di Beckett. La promessa di 'non dire' e di trasformare le tracce in un flusso technoide a bassa fedeltà che non spieghi nulla della storia, rivelano però molto di più di quello che un cantautorato di protesta o di testimonianza del presente potrebbe tentare di spiegare. La voce dell'uomo (quest'anno sentita anche in due belle collaborazioni con Andy Moor su Unsounds) è magnetica, e la serie di questi événements potrebbe essere ripetuta più spesso (il primo disco è del 99), per regalarci altri attimi di estasi sonico-ritmica indimenticabili. 

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