Recensioni

Sette album, cinque partecipazioni a Sanremo e un secondo posto ad Amici. Questi i numeri di Annalisa prima del suo grande exploit avuto nel corso dell’ultimo anno, che l’ha portata a pubblicare l’ottavo album, E poi siamo finiti nel vortice, e ad essere coronata, una volta per tutte, regina del pop italiano all’età di 38 anni. Un percorso interessante quello della cantante ligure, laureata in fisica nel 2009 e catapultata nel talent di Maria De Filippi l’anno seguente, dove si è classificata seconda, dietro ad un ora semi sconosciuto Virginio. Un percorso lento, costruito passo dopo passo, che le è valso una schiera di fedelissimi fan.
La strada è la stessa intrapresa da Elodie, con la quale la cantante condivide background (anche lei ex concorrente di Amici, classificatasi seconda) e partecipazioni sanremesi. Entrambe hanno colto grossomodo lo stesso momento per svoltare da una proposta melodica e rassicurante a qualcosa di più diretto, ritmato e elettronico, accentuando la consapevolezza della propria femminilità e libertà, anche attraverso il corpo e i suoi desideri, svelando nel contempo insicurezze e vulnerabilità.
Mentre Elodie – e non è un mistero – ha iniziato a partecipare alla scrittura dei propri pezzi soltanto di recente, Annalisa si è sempre voluta ritagliare uno spazio come autrice oltre che di indiscussa interprete di talento, un ruolo da sempre adombrato dalla presenza di parolieri-produttori importanti, nello specifico Paolo Antonacci e Davide Simonetta, che come hanno curato e cucito le sue canzoni così hanno fatto per buona fetta del mainstream italiano, kermesse compresa.
Bellissima, nata di getto per volontà della cantante ligure, è di fatto un lavoro in team. Un ballabile sintetico ispirato agli anni ’80 e alla tradizione melodica italiana, che all’inizio parte piano ma quando ingrana lo fa sul serio macinando grossi numeri, multiple certificazioni a disco di platino e primati in classifica. Al pop (ma neanche al rock, vedi Ramones) non è richiesto di essere armonicamente complesso e di fatti Bellissima non lo è e a quanto pare Morgan che la giudica “inesistente” sotto questo profilo era probabilmente l’unico italiano rimasto sulla terra a non averla mai sentita prima che un concorrente di X Factor decidesse di interpretarla ai live.
Bellissima è anche stata il primo capitolo di una sbandierata trilogia in cui Annalisa esplorava nuovi aspetti della propria femminilità e quando esce Mon Amour diventa chiaro che ci saremmo dovuti aspettare una trasformazione e una potenziale hit ad ogni nuova uscita e così è stato. Il pezzo è un bubblegum dance dagli accenti latini che fa il paio con un nuovo taglio (è una parrucca) e un videoclip che ne completa l’immaginario tra fermi immagine di party selvaggi e una piscina deserta. D’estate il pezzo diventa ciò per cui è stato calibrato: un tormentone. Bissa il successo del precedente, sfonda su Tiktok (anche grazie alla coreografia realizzata da Joey Di Stefano e Rina), e apre la strada a Disco Paradise, l’ennesima canzone sixties della collana estiva firmata Fedez questa volta con gli Articolo 31 e appunto Annalisa, a quel punto unica possibiledestinataria del ritornello. Chiude in bellezza, Ragazza sola, “la terza anima, quella più profonda”, a detta dei protagonisti che qui contano anche sulla penna di Alessandro Raina, altro affermato autore di hit dal passato indie.
Difficile districare queste canzoni, diabolicamente efficaci, dall’enorme airplay di cui hanno goduto. Piacciano o no, specie le prime due, sono entrate negli annali del pop italiano ma ciò che è stato nascosto dietro ai cambi d’immagine è un riconoscimento in termini autoriali di Annalisa e, a carte scoperte, E poi siamo finiti nel vortice non dà risposte convincenti quanto lo sono stati i numeri di un successo strepitoso.
È chiaro, successo non fa per forza rima con qualità né con del buon pop. Il trittico è valido ma la sola Ragazza sola è capace di ambire a qualcosa di più del pronto consumo per le piattaforme di streaming. È anch’essa un tormentone, non si vergogna di esserlo, passa dalle strofe immediatamente al ritornello, eppure possiede quel mix di parole, afflato e armonia in grado di elevarla e soprattutto sembra parlare veramente alle donne e non risolvendosi sulla consueta dinamica di lei con lui in sottofondo/relazione.
In ogni caso non stiamo parlando del prodotto di un’autrice che si rifà agli autori più raffinati della canzone italiana, non è pop intellettuale e sofisticato à la Colapesce Dimartino che giocano su un campionato differente (eppure mainstream) ma canzone popolare che arriva senza filtri, quella anche figlia di Rettore, Paola & Chiara e Raffaella Carrà.
Vedi Ti dico solo (Mano nella mano io e te / Mentre tutti ci guardano entrare / Non so se vorrei ballare / Ti dovrei dire troppe cose) o la paillettata Euforia (E mettiamo sottosopra la mia nostalgia / Quella che, poi conosci solo tu in teoria) a cui è affidato il compito di riavvolgere le lancette su Bellissima con un tocco di melanconia in più.
E poi ci sono pezzi come Rosso Corallo e Stelle, midtempo dagli accenti disco come electro, che potrebbero stare benissimo su un album di Elodie e nessuno se ne accorgerebbe. È il problema di avere in squadra gente come Davide d.whale Simonetta, che ha firmato tra le altre uno dei singoli delle estati scorse, Mille (Orietta Berti, Fedez, Achille Lauro), quegli stessi anni ’60 che ritroviamo, grossomodo identici, in Bollicine e La Crisi A Saint-Tropez, altre due canzoni riuscite eppure manchevoli di quello scarto lì.
Detto altrimenti, anche Taylor Swift ha il suo team di fiducia che spesso si riassume in Jack Antonoff e quando qualche artista si rifà a lei (vedi Olivia Rodrigo) il riferimento alla sua cifra è lampante. Viceversa per una Annalisa che si vuole songwriter, troppo spesso l’elemento autobiografico è preda di una sbrigativa universalità dei sentimenti, di giochi di parole, metafore e sinestesie che poi sono quelli di tante altre hit della top40 di Fimi.
Ed è qui che un disco di per sé perfetto con l’interprete perfetta, si rivela un timido diario di una 38enne che si è fatta fotografare con il trucco colato in viso ma che non è ancora pronta per calare veramente la maschera, scansare i produttori autori e dirci veramente di quale pasta è fatta.
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