Recensioni

7.2

Non è passato neppure un anno dall’acclamato One Breath, il suo secondo album, che già ritroviamo Anna Calvi ancora sulla scena con un nuovo lavoro: per la precisione, un EP di cinque brani, intitolato Strange Weather, a cui partecipa anche David Byrne.

Oltre alla presenza dell’ex leader dei Talking Heads – ormai votato a mentore delle migliori interpreti femminili degli ultimi anni -, un altro tratto saliente di Strange Weather è il suo essere nientemeno che una raccolta di cover. Un esperimento che, a quanto pare, sarebbe nato su iniziativa dello stesso Byrne, il cui compito è stato quello di suggerire alla Calvi le canzoni più adatte alle sue corde. Una collaborazione che si è concretizzata in una scelta eclettica e affatto banale, oltre che nel contributo vocale in due brani. Così, Strange Weather funziona meravigliosamente per quello che è, senza tradire le attese generate dall’alto livello raggiunto dall’autrice: in altre parole, pur ammettendo tutto il divertimento e la curiosità create dal cimentarsi con un repertorio particolare e distante da lei (figurano, tra gli altri, FKA Twigs e Suicide), la qualità e l’impegno sono gli stessi dei due album solisti precedenti.

Grazie a interpretazioni riflessive e intense, più vicine a One Breath che all’impeto rock dell’esordio, i pezzi mettono in primo piano la voce, con la ricchezza degli arrangiamenti addomesticata in favore di un ruolo di cantante di alto livello. Papi Pacify (della già citata FKA Twigs), ad esempio, diventa una murder ballad oscura e spettrale, ma in grado di riprendere e riprodurre in maniera brillante la stessa sensualità strisciante della versione originale. Interpretazioni in grado non soltanto di reggere il confronto con i classici originali – a questo proposito, impossibile non citare la solenne maestria di Lady Grinning Soul di David Bowie -, ma soprattutto di creare atmosfere nuove con grande classe ed eleganza, senza tuttavia concedersi un grammo di auto-compiacenza. Colpisce anzi la timida riverenza che la bella Anna sembra dedicare ad ogni traccia, a voler omaggiare ogni artista presente nella selezione: lo dimostra al meglio la title-track, brano della singer/songwriter israeliana Keren Ann eseguito insieme a Byrne.

Sintesi di un talento poliedrico e in continuo mutamento, Strange Weather ci consegna l’immagine di una musicista matura e consapevole dei propri mezzi, ma ancora curiosa di tentare soluzioni originali e di esplorare nuovi spazi sonori.

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