Recensioni

5.9

È difficile parlare di questo nuovo disco di Anna Burch. Difficile è la posizione dell’artista nella scena musicale contemporanea, difficili sono i temi trattati nei suoi testi, difficile è la valutazione di If You’re Dreaming, in cui l’artista suona più che mai candida e sincera, ma nel farlo presenta una raccolta di tracce ridondanti e dallo scarso mordente. Ed è proprio qui che sta la difficoltà nel valutare questo secondo lavoro, perché se da un punto di vista musicale l’album rasenta il soporifero, le qualità narrative della Burch sono indubbie e sicuramente il punto focale del lavoro. Questo, ovviamente, analizzando il disco senza termini di paragone.

È qui però che incontriamo un secondo genere di difficoltà, rappresentata dal fatto che Anna Burch non esiste nel vuoto, e di album dolci e intimisti negli ultimi anni ne abbiamo visti a decine. Anzi, si può dire che siamo ormai abituati all’intimismo di certi artisti, che rispondono rendendo i loro diari sonori in qualche modo accattivanti e graffianti. Ed è così che abbiamo lavori come Trouble Will Find Me dei The National, Kintsugi dei Death Cab For Cutie, Not To Disappear dei Daughter e, soprattutto, il self titled di Ex:Re. Se Berninger e la Tonra però riescono a catturare l’attenzione con performance musicali di diverso genere e colore, Burch suona incredibilmente monotona in questo If You’re Dreaming, in cui le tracce scivolano una dentro l’altra senza alcun momento davvero memorabile. Si salvano un paio di pezzi nel lato A del lavoro (Party’s Over, So I Can See), mentre passata Keep It Warm il disco sfuma in un lavoro forse ancora più delicato e sentito nei testi, ma estremamente fumoso e uguale a se stesso musicalmente parlando.

Anna Burch rilascia quindi un disco che non regge il confronto coi lavori analoghi dei colleghi citati, un album che è molto diario e molto poco suono. Peccato, perché voce e pensieri ci sono, manca solo qualcosa che scuota l’interesse di chi sta ascoltando.

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