Recensioni

7.5

Il primo verso di All The Good Times dice: «Non posso dire di essere dispiaciuta se non mi sento più così sbagliata». Una frase che potremmo prendere come dichiarazione d’intenti se caliamo nella cronaca la gestazione del disco. L’ultimo periodo della vita di Angel Olsen è stato una montagna russa di emozioni e sentimenti. Prima il momento catartico, ma sempre ricco di incognite, del coming out in famiglia, la preoccupazione per la presentazione della propria partner ai propri affetti che potrebbero non accettare. Poi tutto passa, si risolve per il meglio, ma ecco la nuova tragedia: nel 2021, nel giro di due mesi, muoiono sia il padre che la madre. È materiale drammatico, umanamente e artisticamente, e il risultato è il miglior disco della cantautrice.

Al centro c’è un cantautorato (alt-)country intenso, imperniato attorno alla voce di Olsen, mai così potente e sicura, capace di infondere un tono epico alle canzoni. Dietro la console in produzione c’è Jonathan Wilson, uno degli artefici della recente riscoperta del Laurel Canyon sound, che qui si srotola nel migliore dei modi, tra riverberi lunghi e ritmi mai accelerati, eleganti arrangiamenti di archi e organi Seventies che scavano in profondità. Il risultato è un disco senza tempo, fatto come una volta di canzoni classiche. Ma canzoni potenti, che “dicono il vero” della vita, che parlano di vissuto come è nella tradizione della grande canzone a stelle e strisce e che guardano molto alla britannica Vashti Bunyan.

I brani esplicitamente dedicati ai genitori scomparsi sono solo due, This Is How It WorksChasing The Sun, a sottolineare la volontà di non tralasciare la tragedia, ma non volerci indugiare troppo: «I’m so tired of telling you / It’s a hard time again». Il resto del programma parla della vita, dell’amore, del cambiamento («I’m moving everything around / I won’t get  attached to the way that it was», canta in Big Time), dell’accettazione di sé («To remember the ghost / Who exists in the past / But be freed from the longing / For one moment to last», da Through The Fires), alle relazioni con gli altri («I was looking at old you» in Dream Thing). Disco praticamente perfetto.

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