Recensioni

6.7

Cantautore col perno creativo sulla chitarra ma già batterista per varie band della scena torinese, Andrea Seren Rosso esordisce sbrigliando una calligrafia discreta ma non priva di stratificazioni. Ad un primo ascolto rischi di metterlo nella casella sbagliata per il garbo della voce e la tendenza a smussare gli spigoli, però poi affondi lo sguardo e scopri che le sue movenze e i riferimenti hanno ben poco a che fare con certo cantautorato automatico a corto d’immaginario.

Se in alcuni episodi i riferimenti ai mostri sacri del lirismo folk-blues sono palesi (nella vibrante Nel paese di Muu sembra agitarsi un miraggio John Martin, mentre in Blued scorgi il fantasma di Tim Hardin con gli occhi puntati verso un deserto onirico), altrove sbocciano languori esotici e tastierine asprigne come dei Calexico ipnotizzati Air (Le nostre ceneri), la trama bossa si spiegazza di sensualità cinematica (Visione notturna), una fregola folk pop quasi Belle And Sebastian tratteggia acidità pastello con trepidazione Sparklehorse (Le forme dell’amore) e via discorrendo, cedendo talora le redini a tentazioni R.E.M. (Ballerina Drive) oppure ricordando di straforo il Battisti più dimesso (Immobile).

Gradevole e sempre sopra la linea di galleggiamento della banalità, questo Delicato a te rischia appunto di pagare lo scotto di una eccessiva delicatezza (anche quando è aspersa d’ironia) che nella bagarre dei turbo-media ha spesso il peso specifico del silenzio.

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