Recensioni

Il punk (o, più in generale, il rock) può essere la cosa più semplice del mondo. Banalmente è questione di attitudine, che (come la fede) se non la si ha non si può pregare per ottenerla. Prendiamo gli australiani Amyl & The Sniffers: emersi in un periodo (era il 2016) in cui la musica con chitarre non godeva certo di ottima salute, autori di un album d’esordio partito in sordina, ma che strada facendo (mano a mano che i video e le interviste apparse in rete lasciavano intravedere la carica ferina e tutt’altro che artefatta della frontwoman Amy Taylor) si è guadagnato l’attenzione di una fascia di pubblico trasversale.
Sarebbe ingiusto attribuire solo alla Taylor la riuscita di quell’album. Il resto della band, infatti, la assecondava con un rock’n’roll selvaggio che tradiva la fede hardcore e l’amore per capisaldi del rock australiano come Saints e Radio Birdman. Tuttavia, era merito della ragazza se il tutto non si risolveva in un giochino revivalista. Con i suoi atteggiamenti e il look sharpie (la sottocultura skinhead australiana), Taylor incarna tipologie classiche e moderne di retorica conflittuale: la figura della della punk attaccabrighe e quella della giovane di periferia cresciuta con il rap, influenza che incorpora in un talking serrato che ha a che vedere con l’assalto verbale più che con il canto. Anche questo ha contribuito ad avvicinarla ad autentici teppisti come gli svedesi Viagra Boys e ai lads di Nottigham Sleaford Mods, con cui ha collaborato e con cui condivide attitudine e metodi spicci.
A questo punto, con un primo lavoro che ne attestava l’autenticità e un, seppur pallido, tentativo di gender bending, gli Sniffers sono arrivati al secondo album da osservati speciali. Nessuno si aspettava salti quantici nell’evoluzione del loro sound e come da programma non ce ne sono stati. Tuttavia a Comfort To Me sarebbe bastato replicare per tredici volte la veemenza cafona di Some Mutts (Can’t Be Muzzled), invece prova a spingersi oltre, senza rinunciare alla catartica violenza dell’esordio. La pandemia ha fatto il resto, contribuendo a serrare le fila della band: il risultato è un punk rock compatto, meno deragliante ma altrettanto efficace. Il gruppo riesce a dare una propria personalità a ciascun brano: vuoi per un Dec Mertens che in pezzi come Security e No More Tears sfodera il riff’o’rama epico dei Birdman, vuoi per una sezione ritmica versatile che sa quando prodursi in assalti sonori (Choices è né più né meno che hardcore moderno con una predisposizione all’anthem assassino) e quando adottare soluzioni più “attuali”. Nello splendido singolo Guided By Angels, ad esempio, un basso rotolante e post punk costruisce una tensione palpabile che esplode in un chorus liberatorio. È però il beat squadrato di Hertz (una sorta di disco punk in grado di produrre assuefazione) che potrebbe aprire nuove e fortunate strade per la band.
Comfort To Me è anche un album più oscuro del precedente. Sempre su Security, la Taylor afferma di essere alla ricerca di amore e non di guai, ma di contro (a partire dai video che accompagnano i singoli) appare particolarmente predisposta alla rissa. La sua performance in brani come Freaks To The Front e Capital è tutta una questione di nervi tesi e articolazioni che scattano come coltelli a serramanico. Altrove la violenza controllata di alcuni pezzi finisce per comunicare un senso di minaccia latente che suona ancora più disturbante. Come quando in Maggot la giovane imbastisce una canzone d’amore sulla metafora dei vermi che infestano una carcassa o come nel testo eloquente della lenta e tormentata Knifey, con quel «Please stop fucking me up / Out comes the knife» di chi pare abituato a convivere con la violenza.
Anche per questo Comfort To Me non si adagia sui fasti del recente passato, ma suona come il disco di una band in ascesa, ancora intenta a testare i propri limiti. Tutto funziona e diverte, nella misura in cui suona credibile, ma come si diceva in apertura, oggi sono in pochi (come gli Sniffers) a interpretare in rock’n’roll con una naturalezza tale da farlo sembrare la cosa più semplice del mondo.
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