Recensioni

“L'acqua è il suo elemento, il sogno il suo spazio”. Prendiamo per buone le parole che usa la band per descrivere il secondo disco lungo a nome Amycanbe. Anche perché in effetti i suoni contenuti in Mountain Whales non fanno che confermare una definizione che vorrebbe sottolineare il clima morbido e controllato che accompagna l'ascolto. Merito della voce suadente di una Francesca Amati sempre più marchio di fabbrica del gruppo e particolarmente a suo agio tra le luci soffuse degli undici brani in scaletta. E merito anche di una cura per i dettagli (una batteria controllatissima, un basso corposo che definisce gli spazi, una chitarra elettrica arpeggiata a fare da guida) che ormai non stupisce più, ma solo perché la band romagnola ci ha abituati fin dagli esordi a un livello qualitativo molto alto.
E infatti si parla un po' di istituzionalizzazione in questo Mountain Whales, un consolidare un songwriting ormai adulto e riconoscibile capace di miscelare pop, beat sintetico marginale, atmosfere malinconiche in undici spaccati lentissimi e calcolati fino al più piccolo dettaglio. Tanto che di brani smaccatamente elettronici e per certi versi fuori asse sul tipo dell'Everywhere pubblicato questa estate nell'EP The World Is Round non v'è traccia, sostituiti da melodie impeccabili, perfette in ogni loro parte, al cento per cento Amycanbe. Dentro la pancia della balena, insomma, rassicurati da un calore familiare e a suo modo poetico.
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