Recensioni
Non si erano lasciati troppo bene gli Amor fou e Roma, quando nel Luglio scorso l’esibizione della band meneghina era stata pesantemente “cassata” e interrotta per una storiaccia di volumi, portandosi dietro uno strascico di polemiche combattuta a colpi di comunicati stampa. Non vi era quindi occasione migliore se non quella di tornare a suonare e celebrare il nuovo album Cento Giorni Da Oggi al Circolo Degli Artisti, il locale “mamma chioccia” di tutti i locali di Roma (se non d’Italia), dove davvero ogni band si sente come a casa.
Pubblico eterogeno più vicino ai 30 che ai 20, né troppo hipster, né troppo indie, né troppo alternativo. Il locale è pieno ma non trabocca, alle 22:45 ecco partire il tutto: i volumi sono finalmente a posto, il gruppo dopo un intro noise attacca Primavera Araba e a ruota i 400 colpi. Un’occhiata in giro, tutti cantano, chi a squarciagola chi semplicemente accompagnando Raina. Il terzo pezzo è Anita, dal primo album, che eseguita live diventa davvero una sorpresa intrecciata e sospesa in un tessuto ritmico che gli dona un vigore nuovo e una forza ancor maggiore di quella che veniva colta su I Moralisti.
Il gruppo è in forma, si vede che ha voglia di prendersi Roma, che del resto non aspetta altro. Ecco così attesi e ricevuti arrivano sia Good Bye Lenin sia Alì. Raina è magnetico, perfettamente a suo agio, teatrale e seducente. Rock star? Indie star? Hipster star? Un po’ tutto ma perfettamente dosato, senza mai risultare stucchevole o costruito e anche se i personaggi sono all estremo opposto, nei movimenti e in quello sguardo a volte perso a volte serafico sembra di ritrovare Perry Farrell dei primi Jane’s Addiction, quelli del tour di Ritual De Lo Habitual, per intenderci. Il resto della band non sono comparse ma fondamenta di una casa che come dice lo stesso Raina con i moralisti ha vinto un premio Tenco.
Un’amalgama che dal vivo poche band indie rock o anche solo rock possono permettersi, riportare gli stessi suoni soprattutto dell’ultimo album non doveva essere proprio facilissimo e qui davvero tutti fanno la loro parte senza una seppur minima sbavatura. L’attacco decisivo per la conquista di Roma arriva sulle note di Forse Italia. Qui Raina scende dal palco e si mette tra il pubblico, che a cerchio tra di lui sostenendolo, cantandoci o semplicemente fotografandolo con lo smartphone (mentre lui abbraccia canta e fa corna con un fan). Spazio band-pubblico completamente annullato (cosi bene ci riescono in pochi) in uno dei pezzi più riusciti del nuovo album. Ci si fa prendere e trascinare, ormai tutti ammaliati da questo magrolino che si dimostra essere animale da palco e intrattenitore come davvero – e qui basta guardare le facce del pubblico – nessuno osava immaginare.
Roma è presa conquistata ma non vinta, alleata e giubilante quando la band torna sul palco per gli ultimi due bis e suona De Pedis e tutti, ma davvero tutti, cantano quell’Arrivederci Roma scusa se. Il live finisce e tra un assalto al banchetto vendite e la band che da sola si smolta il palco. Intercetto Raina, il nuovo Michele “stra”Marchetti (ottimo il suo lavoro ai synth e macchinari, davvero) e il bassista Paolo Perego. Per i complimenti, per conoscerli e per condividere come dopo il disastro di Luglio questa band con una prova di forza e passione sia tornata nella capitale in gran spolvero, con Raina a condividere come sia un periodo d’oro per l’indie italiano e Paolo Perego a confidarmi che son già due o tre date che stanno spaccando tutto. Sintomo di una passione, di una sintonia, di una voglia di apparire per quello che sono, una grande indie band italiana. E di questo se ne cominciava davvero a sentire il bisogno.
Amazon
