Recensioni

7.1

Amon Tobin ha sempre mescolato mondi sonori diversi con una sensibilità ereditata dalle estetiche patchwork/mutanti anni Novanta: dai primissimi esordi con il moniker Cujo (Adventures In Foam, 1996) ai dischi nu-jazz d’n’bass post-hip hop su Ninja Tune (Bricolage, Permutation e Supermodified dal 1997 al 2000) fino al progetto industrial Two Fingers e alla recente nascita dell’etichetta Nomark, dove ha pubblicato, fra le altre cose, i suoi lavori più vicini all’avant-classica sperimentale (percorso artistico iniziato già nel 2007 con Foley Room) e alle colonne sonore per videogiochi.

In questo nuovo lavoro sfocia su un mix eterodosso meno criptico rispetto alle recenti sperimentazioni, più frontale e in presa diretta, tagliato con ambienti sonori dai tratti distopico-cinematografici affidati a synth e molteplici effetti. La mano della tradizione elettronica cresciuta con l’ibridazione e l’IDM si sente tutta, soprattutto in Rise to Ashes, dove l’elettronica viene mescolata a elementi word music e percussioni industrial eerie con crescendo pomposi. L’opener e title track viaggia su atmosfere epiche contemplative con percussività che ricordano gli arrangiamenti degli U.N.K.L.E. (ricordate il progetto di James Lavelle?), Sweet Inertia inserisce i vocals di Figueroa dalla scuderia di casa Nomark in un pezzo con ascendenze etno-psych-rock, Phaedra aggiunge chitarre rielaborate a una base hip hop tagliata con le armi del produttore scafato, In a Valley Stood the Sun è un breve intermezzo che mescola cut di contrabbasso elettrificato e background vocals. Chiudono This Living Hand (uno dei migliori pezzi dell’album), valzer liquido che trasporta in mondi organici (e qui vengono in mente le suite di Isam), e All Things Burn, vicina alle colonne sonore monolitiche di Hans Zimmer per Dune. Gioca sull’effetto immediatezza Tobin, pur non risultando banale o scontato, anzi dosa sapientemente il timing e gli inserimenti di episodi melodici a parti più elaborate e sperimentali.

Dopo più di vent’anni di carriera è sempre un piacere immergersi nel mondo sonoro di un artista che ha creato uno stile unico e personale, alieno da qualsiasi tendenza più o meno modaiola. Non serve essere aficionados del brasiliano, basta lasciarsi andare.

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