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7.3

Quando si parla di afro-futurismo o comunque delle derive più fantascientifiche della musica africana, si è soliti riferirsi principalmente all’Africa subsahariana, dimenticando quasi totalmente (fatta eccezione per l’Egitto delle piramidi e i suoi antichissimi enigmi) il Nord Africa, che invece è tornato prepotente alle cronache musicali grazie ai suoi numerosi legami con il rock, ovviamente, più desertico: anche il compositore e producer elettronico Sofyann Ben Youssef ha esordito e mosso i primi passi in quell’ambiente, collaborando al disco, uscito lo scorso anno, dei Bargou 08, quel Targ dove la tradizione folk tunisina veniva aggiornata tra post-rock e drone-music. Conclusa quella breve esperienza il produttore e musicista ha però deciso di proseguire nella fusione tra modernità e le melodie senza tempo del Maghreb: nasce così il progetto AMMAR 808 che già nella scelta della propria ragione sociale coniuga radici e attitudine electro, mentre nel titolo di questo esordio, in uscita per una sotto-etichetta della prestigiosa ed impeccabile Glitterbeat, s’incontrano velleità panafricane, orgoglio e ispirazione umanitaria.

Se la riscoperta dei ritmi etnici (da tutto il mondo) è indubbiamente uno dei temi più sviluppati nell’elettronica contemporanea, quello proposto in Maghreb United è un inedito mix tra un immaginario electro e sci-fi leggermente anacronistico (un insieme di riferimenti dai Kraftwerk ad Afrika Bambaata, visori alla Star Trek e drum-machine direttamente dalla Motor City) e la somma di differenti tradizioni musicali antiche, quasi ancestrali (dal räi algerino alla cerimoniale gnawa, eredità degli schiavi neri): nelle dieci tracce le voci dei vari cantanti chiamati a collaborare, gli strumenti tipici della regione e le spirali di groove create dalla Roland TR-808 diventano un’unica cosa, un meraviglioso sound capace di costruire ponti dove nessuno avrebbe mai immaginato.

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