Recensioni

Quel drone che parte con l’attacco dell’opener Transfer, così materico e insieme così spettrale, innaturale, oltre l’umano, sembra rappresentare una specie di spina dorsale immaginaria dell’intero primo disco di Amklon. Sigla nuova quella a cui si intesta questo Collision Of Absolutes via Boring Machines, ma che (fuori)esce da quel vulcano di idee e proposte perennemente in fase di eruzione che è la Napoli del giro impro-avant-noise. Quella grande famiglia allargata che prende il nome di Grizzly Imploded (e relative filiazioni), Aspec(t), A Spirale, Zero Centigrade e millemila altri incroci, influenze, ibridazioni che, sia sommati come macroinsieme che individuati singolarmente, sono una delle isole sperimentali più interessanti che ci siano nel “nuovo rinascimento sperimentale” italiano.
Amklon sono Giuseppe Mascia all’elettronica (moog, drum machine analogica e altri ammennicoli) e Sergio Albano alla aluminium guitar e costruiscono un lavoro che è una sorta di Tetsuo/Frankenstein dalla scorza materica (spiccano, tra la strumentazione usata, i pezzi di ferro irregolari) e dall’animo astratto in cui gli sferragliamenti dal cuore umano vanno di pari passo con una architettura sintetica e pulviscolare fatta di textures in perenne fluttuazione immateriale. Roba che rimane sospesa tra l’organico e il non-organico, come si cita nella press, ed effettivamente ciò che fuoriesce da questo monolite è una mutazione cangiante e inarrestabile di forme inusuali, prive di un effettivo centro riconoscibile, ma mai eterogenee al punto da disgregarsi o sfaldarsi. C’è una lucidità di visioni dietro il depauperamento sonoro attuato dal duo, dietro la sua trasformazione verso qualcosa di “altro”, distante e alieno a qualsiasi forma sonora riconoscibile. Qualcosa che ci conferma per l’ennesima volta la bontà dell’area “sperimentale” italiana e l’occhio lungo di Boring Machines.
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