Recensioni

6.3

È una partenza in sgommata, una calca precipitosa, il trasloco di una biblioteca. Con un movimento repentino gli Amari alzano il loro Polverone. E prima che la polvere torni a posarsi dando l’idea dell’immutabilità, sfruttano un cambiamento di stato per farlo diventare metafora e filtro dei giorni e delle “piccole rivoluzioni esistenziali” a quattro anni dal minimale cantautorato pop di Kilometri. Anche se nel frattempo era arrivata la colonna sonora di Maicol Jecson, nel 2014. Dariella, Pasta e Cero ripartono così da Polverone e da vecchi lp da campionare per le basi del loro album più elettronico. Cadenzato da drum machine e claphands, ammaliato da synth. E un groppo in gola curato con versi post-rap e di cantautorato r’n’b.

È matematico che Prima di partire sia la messa in moto di un’euforia tenuta a bada con responsabilità. Che poi diventa eleganza con i fiati a soffiare su una partenza sinonimo di separazione. Un distacco attutito dai ritornelli catchy e dall’orecchiabilità pop dell’intero album. Come con L’amore si prova, la trap compita di Lamentele e i riverberi da disco anni ’80 di Portami in vacanza con te. Sulla stessa onda radio edit Tu Tramonto e Gatti di polvere, singolo dalle parti di Cosmo. Per un momento centrale del disco, ad alzare il polverone sono flessioni e calci al vento di break dance. La giusta dinamo per un intervallo in cui il lavoro si va “rappizzando” come per tener fede alle origini del duo Dariella-Pasta. Vedere Punkabbestia: un souvenir adolescenziale con i suoi rave e party con droghe leggere. Avventure sintetizzate con un ritornello dei Pop X più educati. In seguito il flow alla Neffa di Dinosauro cita Ken il Guerriero continuando a muoversi su frequenze hip hop.

C’è un velo di malinconia in questi pezzi sempre tra il down e il midtempo. Spesso è attraversata da riverberi di nostalgia. Mai urlata, quanto esternata in autotune, a denti stretti. È come se questo album restasse con le mani in tasca senza mai scatenarsi. Un atteggiamento che seduce nell’approccio ma non conquista del tutto. Ecco perché magari non riceverà tanti like e condivisioni sui social come le nuove leve arrivate dopo a vampirizzare parte della lezione degli Amari. I maestri del Pop Sbagliato (poche auto-definizioni furono così azzeccate) possono considerarsi infatti antesignani di tutto un genere ancora da catalogare che è appunto il polverone (per alcuni, persino fumo negli occhi) che ha allargato il suo consenso sulla scena. I Cani, Calcutta, Coez, Carl Brave e Franco 126, oltre ai già citati Cosmo e Pop X, non saranno discepoli, ma sicuramente diverse diramazioni delle scorribande dei friulani dal beat facile e la scrittura autoriale. Motivo per cui il sodalizio con una casa che di questa scena è tra i generatori elettrici, come Bomba Dischi, sembra la chiusura di un cerchio. Con un album che probabilmente non avrà l’hype e non riceverà il consenso dei titoli in voga, ma può vantare la pregiata fattura artigianale di un trio dalle spalle larghe. Che poi effettivamente il pop non l’ha mai sbagliato.

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