Recensioni

7.3

Un noise di fruscii particolari On Land. Ambient dai profumi del neroli e cosmica synth driven nella Tangeri del futuro. Smalti gothic per cattedrali sonore di chi osserva fuori dalla maglie della matrice. Carsten Nicolai ritorna a professare quello che ha assunto la sostanza di un credo. Culto pagano o scientista non è dato sapere, tanto meno il punto di partenza è indispensabile. Tuttavia, duplicare informazioni in una forma ancora riconoscibilmente meccanica e pre-digitale deve aver appassionato molto il boss della Raster Norton. La fotocopiatrice è strategica: incarna le fondamenta della vecchia società industriale sia per materiali (plastica, vetro, ferro) sia per funzionamento. Di fatto, ne comprime i clangori in una scala domestica e, in pratica, rappresenta un antefatto delle “duplicazioni” immateriali a venire. Oggi, ciò che viene doppiato non presuppone che né tatto né vista partecipino al processo, nella fotocopiatrice questa relazione è non solo possibile, ma tangibile.

Astrarre da questa base ha dunque a che fare con la costruzione di un artefatto che conservi in qualche modo – pur trasfigurandola – l’informazione iniziale. Un noise concettuale dunque, e non solo: Nicolai per la prima volta contempla scenografie melodiche a fondamento dell’esperienza e ascoltando il lavoro, a distanza di dieci anni dai “tagli Fontana” sui cd, sembra proprio questa la più plausibile evoluzione della glitch-music. Presentato in anteprima al Kitchen di New York, il progetto Xerrox vede Carsten muoversi nell’ambient del William Basinski di The Garden Of Brokenness. In comune con lui, la profondità dei minimalismi sintetici, il calore avvolgente della trama, i contrasti con il mero elettrico, la visione di una natura osservata con occhi digitali, l’ineluttabilità del gesto. In più, la dimestichezza con il concettuale.

Ne è la prova Haliod Xerrox Copy 3 (Paris): sguardo su un landscape naturalistico dai tratti eleganti e contrastati, attraversata da scariche d’elettricità. Lui le chiama spruzzate d’informazioni. Chiamatele glitch, noise. O meglio, oggetti artificiali che assieme riflettono un qualche subconscio planetario dominato dalle reti medianiche (Ikeda docet). O semplicemente, una ricerca di spiritualità. Sta a voi.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette