Recensioni

Gran bella soddisfazione, avere un nome e un’etichetta di tal prestigio da poter chiamare a raccolta sedici nomi da urlo e chiedere a ognuno di loro un inedito per la nuova compilation di bandiera: parliamo di una label in costante crescita come la 50 Weapons e di una realtà come i Modeselektor, sempre meglio ammanicati nei giri che contano e, per quanto ne si possano criticare certe pose, sempre più un riferimento stabile della coolness elettronica. La Modeselektion Vol. 2 non è solo un sorprendente seguito di quella prima edizione che nel 2010 chiudeva su disco produttori di culto come SBTRKT, Apparat, Ramadanman, 2562, Mala, Shed e Marcel Dettmann, ma anche la perfetta base su cui intavolare i discorsi sugli ultimi fraseggi elettronici del momento.
È come scorrere un album di fotografie divertendosi a cogliere sfumature, dettagli e intenzioni degli attori coinvolti: Egyptrixx si sofferma sul ciglio da cui il dubstep inizia a sprofondare nella UK bass, quella melmosa e carica di melancholia che rappresenta il nuovo palco delle attrazioni degli ultimi tempi, a cui si unisce anche Monolake con pause a effetto e tagli appuntiti; Addison Groove si stira sul suo footwork spastico e controllato già disegnato in Transistor Rhythm e fa coppia perfetta con il grime-paraboloico-soulful del Sound Pellegrino Thermal Team; Clark si supera in una scorribanda tech-EBM pungente e veloce come non ci si aspetta, e a seguirlo è la coppia d’eccezione Alva Noto/Byetone sotto il nome Diamond Version e un prisma di lame taglienti; e che piacevole sopresa vedere i Mouse On Mars alle prese con stepping electro e breaks da fuga nel tempo, ben integrati in un tessuto di panorami melodici sul quale si attiva anche Prefuse 73.
Poi ci sono i colpi a effetto (come un Siriusmo sempre sfuggente e inclassificabile con un divertissment electro fitto di scorie fidget e avanguardia baldanzosa, o la acid techno cattiva e sottile dei Lazer Sword) e i tocchi di fino (vedi il post-dubstep dalla cura vocale di Phon.o che è sia Burial che Sepalcure o la dark-ambient intelligente di Anstam), le estrosità (i trucchetti in lallazione dei Frikstailers) e il classicismo (Dark Sky è un mondo di acidi dei USA originari). Tre dischi ricchi di contenuti che rappresentano un unico perimetro di possibili agitazioni del materiale techno nella sua accezione più larga, tra invenzioni di eclettismo, tagli trasversali e spinte dettate dalla suggestione. Alla 50 Weapons sembra che gli stimoli non manchino: trasudano entusiasmo e spirito dei tempi manco fossimo nei ’90.
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