Recensioni

6

L’hype intorno a questo secondo disco degli AlunaGeorge è stato inversamente proporzionale a quello che aveva circondato il primo. Questo apparente silenzio si spiega da un lato con il prevedibile “boicottaggio” e la solita freddezza che le grandi testate statunitensi come Pitchfork riservano spesso agli artisti inglesi più modaioli (e derivativi dai trend in voga oltreoceano), dall’altro con la diffusa (e vedremo tra poco, più che giustificata) sensazione che questo sophomore sarebbe suonato esattamente come era lecito attendersi.

Premettiamo che I Remember non è assolutamente un brutto disco – del resto non lo era nemmeno Body Music. Il suo problema è invece l’eccessiva prevedibilità: sulla falsariga dell’esordio, il duo tenta di porsi come una valida risposta anglosassone alle mode imperanti in USA; la ricetta è quindi ammantare di una sempre elegante ma ormai un po’ stantia patina di raffinata inglesità tutto ciò che gira in heavy rotation nei canali americani. Ecco allora che il tutto sommato ben funzionante singolo trainante I’m in Control si fa già brano manifesto dell’intero disco, e la parola chiave – come ormai è quasi inevitabile che sia – è nuovamente “dancehall”. Diplo (e soprattutto Major Lazer), anche l’ultima M.I.A. – e non poteva essere altrimenti – fino al fallimentare Drake di Views. Che la dancehall liofilizzata sia il trend trasversale al mondo mainstream da quella famigerata Lean On che infilava un piedino anche nel moombathon, ormai è chiaro a chiunque (e per un approfondimento in tal senso vi rimandiamo al nostro speciale firmato in collaborazione con Capibara). Un relativo corrispettivo inglese, seppur calato in un’aura whitey più intimista e da bedroom electronica, è costituito da Palmistry, guarda caso anche lui stroncato senza appello da Pitchfork.

E allora anche qui, perfettamente in linea con tutto quello che era ovvio aspettarsi, arriva Popcaan – ormai ubiquo e sempre più calato in contesti “altri” rispetto alle sue origini – e le strade più tipicamente r&b (l’iniziale Full Swing, My Blood e la title-track) battute in perenne mid-tempo nel capitolo precedente vengono affiancate da quanto detto. L’occhio è strizzato proprio al Diplo di Lean On (vedi Hold Your Head High e Mean What I Mean) e a tutta la ballabilità in levare da importazione, con anche qualche scampolo housey (Jelaous) e occasionali spezzettamenti più step (In My Head).

Nessun pezzo disastroso ma neanche nessun apice; tanta attualità ma – scavando – di sostanza ce n’è pochina. I Remember è un disco che suona molto bene ma in fin dei conti rimane abbastanza vuoto, con lo sguardo (ancora) puntato verso l’altro lato dell’oceano. Abbastanza per lasciarsi ascoltare, ma un po’ poco per risultare davvero interessante.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette