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Già il nome bastava ad inquadrare gli Altre di B nell’universo sportivo, nel mirabolante sogno nostalgico di Tutto il calcio minuto per minuto, di Sandro Ciotti e del Totocalcio al Tabacchi sotto casa. Serie A, Serie B e… Altre di B. Ma poi, indomita, dopo un fortunato esordio – dal comico titolo There’s a Million Better Bands -, la band è tornata con un intero concept dedicato allo sport, che ha il merito di rinfrescarci la memoria su una lista di personaggi ed occasioni storiche. Si va dall’alpinista Sherpa Tenzing (il primo – autentico – sull’Everest) a Dino Zoff (il primo con la Word Cup nelle mani dopo la guerra), dallo stregone degli scacchi, il sovietico Kasparov, alle biciclette Shimano, dal Subbuteo al Roland Garros. E tutto è tenuto insieme da un college rock fancazzista, armato di ingenuità adolescenziale anni Zero, fra cavalcate di chitarre melodicissime a colpi di synth accennati.
Il collettivo bolognese sguazza in un territorio felicemente fertilizzato, in un passato non troppo lontano, dai residui del brit pop, ma soprattutto da molto surf e indie-rock americano. Non sorprende, dunque, che la sincerità della band – formazione che suona quello che probabilmente ha ascoltato crescendo – è fuori discussione. In soli nove episodi, le trame dei brani prendono principalmente due direzioni: quella (per così dire) in salsa Peter Bjorn/Cut Copy/Architecture In Helsinki che emerge nei lunghi e ricamati tappeti di synth di 1998 o Slalom e quella che si ritrova nel sound caraibico e afro-indie di Vampire Weekend (Kasparov, Shimano), nel post-rock di Tokyo Police, Two Door Cinema o Bombay Bicycle Club (Subbuteo, Zoff). C’è molta America West Coast e la intuiamo in Roland Garros, che nel suo patetismo sfiora i Killers di Las Vegas (non un vero complimento, actually) e in Sherpa ricorda i Weezer di Los Angeles.
È un lavoro di cuore e di gusto, questo Sport: un lavoro che ha le potenzialità per portare lontano gli Altre di B, perché suona fresco, spontaneo e diretto. Ma, visti da questa parte del muro, è facile accorgersi che manca ancora quello spunto decisivo (melodie nuove? originalità?) che, ai tempi supplementari, poco prima dei fatidici rigori, faccia alzare la coppa.
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