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Giunto alla sua quinta prova sulla lunga distanza intitolata Variables, Alfa Mist non ha certamente più bisogno di alcuna presentazione. Il pianista, producer e MC in questi ultimi anni si è accreditato presso i seguaci del jazz contemporaneo come una delle punte di diamante della scena londinese, assieme, tra gli altri, ad una formazione come i KOKOROKO e a performer quali la sassofonista Nubya Garcia e il chitarrista neo soul Tom Misch.

A due anni dall’acclamato Brings Back, il talentuoso musicista promette agli ascoltatori la sua opera più completa ed espressiva: la domanda alla base del quinto LP in studio è “Come sono arrivato qui?”. Sin da subito ci si rende conto che l’eclettismo che ha reso inclassificabile sin dagli esordi la musica di Alfa in strette maglie di genere permea le dieci composizioni che ne compongono la tracklist. Neppure il tempo di essersi abituati agli oltre sei minuti di swing da big band di Foreword, il brano che apre le danze, che il pianista spiazza l’ascoltatore con Borderline, un breve quanto oscillante beat hip hop non quantizzato à la J DIlla al quale il nostro presta la voce, proprio come già accaduto in Organic Rust nel disco precedente.

Il Fender Rhodes di Alfa si tramuta con versatilità da tenue accompagnamento sullo sfondo che sostiene l’architettura armonica di brani più dilatati quali The Gist e BC, oltre al sopracitato Foreword, ad uno strumento samplato e choppato in Bordeline e 4th Feb (Stay Awake). Aged Eyes sposta il focus del disco verso un delicato neo soul chitarristico imperniato sulla delicata voce di Kaya Thomas-Dyke, collaboratrice di lunga data di Alfa e bassista della sua band dal vivo. Le sonorità virano anche verso l’afrobeat in Genda (Go Away): un’altra voce femminile ripete come un mantra il titolo mentre il vellutato piano elettrico di Alfa dialoga con una chitarra funk e una tromba. Prima della fine del disco c’è addirittura spazio per un momentaneo approdo verso l’assolato folk africano di Apho, complice anche la collaborazione col cantante Bongeziwe Mabandla. Non mancano anche brevi incursioni orchestrali, ascoltabili, ad esempio, nella seconda parte nel cupo brano 4th Feb (Stay Awake) o in coda ad Aged Eyes, ad impreziosire i complessi arrangiamenti. Insomma, i dieci brani di Variables non sono certo carenti  dell’eclettismo e della varietà stilistica invocati dal suo compositore.

Purtroppo, però, a tratti le numerose influenze sintetizzate nei brani precedentemente menzionati si perdono tra i flussi improvvisativi di BC, Variables, The Gist e Foreword, la cui durata attorno ai sette minuti ciascuno rischia di eclissare i brani più brevi, come l’intermezzo chitarristico di Cycles. Ed è un peccato, dato che le due divagazioni hip hop con i loro loop di piano elettrico sono tra i brani più azzeccati, lasciando l’ascoltatore affamato per altri brani dove Alfa veste i panni dell’MC.

In ogni caso, i brani più dilatati danno comunque modo al musicista di destreggiarsi in assoli improvvisati che ne mettono in risalto la componente più immediata, catturando su disco l’essenza delle esibizioni live della sua band. Si parte da un tema per poi lasciarsi andare a divagazioni notturne come i toni blu della copertina dell’album in cui fraseggi di tromba davisiana, chitarra fusion e il felpato Fender Rhodes di Alfa si intrecciano dando vita a composizioni liquide e cangianti che sanno sicuramente come catturare l’ascoltatore.

In conclusione, Variables regala alcuni momenti memorabili come la psichedelica jam di BC o i due momenti rap di Bordeline e 4th Feb (Stay Awake), però al disco sembra mancare la coerenza interna che lo avrebbe elevato come il più riuscito della carriera di Alfa Mist. Nel precedente Brings Back, ad esempio, il musicista era riuscito sicuramente a bilanciare e far coesistere tra loro più efficacemente le sue diverse anime musicali. Il titolo del quinto LP, dunque, sembra racchiudere e tradire la chiave di lettura di questo disco. E delle sue molteplici, quanto eterogenee tra loro, variabili sonore.

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