Recensioni

Ispirato inizialmente dal romanzo Cherry di Nico Walker, Oxy Music di Alex Cameron è un altro tassello artistico che si aggiunge alle opere che trattano della crisi degli oppiacei in America tra gli anni Novanta e oggi. Si tratta di una crisi sanitaria poco esplorata, che, stando alle stime recenti, ha causato – solo in America – fra i 75 mila e i 100 mila decessi. Della dipendenza da farmaci “legali” quali Vicodin, Oxycontin, Percocet, Percodan e Tylox (tutti a base di oppioidi) si sono occupati approfonditamente negli ultimi tre anni il documentario HBO The Crime Of The Century, la fantastica miniserie Dopesick e, in maniera più vaga, anche l’acclamatissima Euphoria.
Oxy Music, il quarto album del cantautore australiano Alex Cameron, si ascrive a questo filone, cercando di fondere la tematica sociale con uno stile radiofonico, fra gli 80s dei Roxy Music (il gioco di parole del titolo e la copertina ce lo confermano) e un’attitudine glam pop. L’operazione narrativa è affascinante perché Cameron è avido di dettagli che tirano in ballo la sofferenza delle dipendenze in un mondo ossessionato dai (social) media.
Il contesto dell’abuso e degli eccessi lo aiuta a confrontarsi con la vacuità della vita vissuta dietro gli schermi dei nostri telefoni cellulari. Il tocco stilistico di Cameron, che lo ricollega agli album precedenti, sta nel mantenere una brillantezza, un’ironia lungo tutti i 35 minuti dell’album. Lo fa con un’inclinazione caratteriale che oscilla fra Springsteen e le grandi pop star anni 80, stando alla larga però dal glamour e dalla brillantina di quell’epoca. Le sue muse sono piuttosto spacciatori furtivi, tossici sporchi, lupi solitari e tutte le anime in pena che una crisi di oppiacei può far venire in mente. Il contrasto ironico, creato dagli arrangiamenti iper-orecchiabili e le tematiche, è certamente una chiave interessante dell’album.
La scollatura della società moderna, iperconnessa, ipermediale è racchiusa bene nell’opener Best Life, con un disilluso synth pop dinamico e tagliente. Il videoclip, co-sceneggiato e diretto dalla partner Jemima Kirke (Girls e Sex Education), sottolinea il carattere istrionico di Cameron, che oscilla fra il paradossale e il rivelatore, in uno stile umoristico che non si fatica a definire pirandelliano. Sulla stessa linea è l’altro singolo Sara Jo, questo decisamente più folkeggiante e meno “dream”. Il crooning del Nostro, da novello Lou Reed, dipinge la storia di uomo perso nei meandri della rete, ossessionato, come tanti, dalle manie del postare compulsivo («But, my God / If you are listening / Give me a sign and let me know what to believe in / Or I just might post something»). In entrambi i casi, Cameron riesce a mantenere in equilibrio le tematiche e lo stile degli arrangiamenti in due singoli gradevoli ed estremamente radio-friendly.
Con semplicità e naturalezza, Oxy Music calca la mano su ritornelli immediati, versi memorabili e gli immancabili assoli di sassofono gentilmente forniti da Roy Molloy. Il tutto è sottolineato tanto dalla produzione efficace di Kai Campos dei Mount Kimbie quanto dal suo classico savoir faire romantico. Le melodie pop sono potenti (Prescription Pill), alcuni spunti oscillano fra soluzioni kitsch anni 80 e un tocco sexy (Breakdown). Non manca un’immersione nel mondo soft rock di derivazione Eels (Hold the Line) o delle ballatone soul in stile Prince (K Hole).
Gli episodi più audaci si trovano nel trittico formato da Dead Eyes, Cancel Culture e Oxy Music. La prima è un folk etereo che mette in comunicazione lo stile di Low o Mazzy Star con la personalità di Brandon Flowers (che collaborò con Cameron a due brani dei Killers). Cancel Culture, con l’aiuto del rapper Lloyd Vines, è un brano in levare dal ritmo estremamente contagioso, che in alcuni punti tira in ballo il Bowie di Let’s Dance. La title track, infine, è una rabbiosa synth-dance accompagnata da un altrettanto rabbioso James William degli Sleaford Mods. Il mix di tematiche e di generi presenti nel finale complica non poco il fruire rilassato di Oxy Music, che, se da una parte guadagna audacia e sperimentazione, dall’altra perde di coerenza sia negli arrangiamenti che nei contenuti.
Anche quando a volte la maschera di Cameron assomiglia di più a una caricatura che a un provocatore vero e proprio (Cancel Culture, per quanto catchy, sembra buttata nel disco un po’ a caso), è innegabile che i testi frizzanti e gli arrangiamenti radiofonici di Oxy Music siano coinvolgenti e ben strutturati. Alex Cameron si conferma una sorgente inesauribile di appigli pop e testi arguti.
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