Recensioni

La canzone popolare italiana e gli chansonnier francesi incontrano lo scazzo naif di Bugo in Tesi di redenzione, primo full-length di Alessandro Romeo. Uno scarto dalla logica e dal senso comune, parabole dalla metrica imprevedibile dove l’osservazione delle piccole tragedie quotidiane si mescola a un immaginario bohémien, delicatamente ironico e genuino.
L’atmosfera da bar parigino di Amantide, overture vicina allo Yann Tiersen più “cinematografico” e a un certo Paolo Conte, viene momentaneamente abbandonata in un La Casona – secondo brano del disco – che corre caracollante tra stacchi da cabaret e un’aura tragicomica che emoziona e diverte senza alcuna forzatura. Notevole la ballata Zoo, toccante nelle aperture, metafora di vita e reminiscenze di mattanza in un delirio onirico che ci riporta allo status di animali metropolitani, e la fischiettante Quando sono giù, dove rieccheggia il Bugo della prima ora. Si fa strada l’eclettismo alla Beck nella mescolanza di generi che intercorrono tra Karrina, allegro swing da sala da tè, e Siamo tutti stanchi, sorta di canto Inti-Illimano che sogna (e sognando, dimentica) una rivolta esausta e terribilmente attuale, ma la cui coda potrebbe fare da sottofondo musicale a una qualsiasi balera emiliana. Non si perde di vista la tradizione d’oltralpe, che torna a farsi sentire in Puzza di pesce, canzone che risponde alla domanda: può davvero un ritornello recitare, funzionando, “è dalla testa che puzza il pesce”? Rallegra la risposta, positiva nel caso di Romeo.
Disco accattivante questo Tesi di redenzione, dove un cantato figlio del De Gregori più dylaniano cede il passo, nei suoni, a trovate costantemente in bilico tra cantautorato low-fi e tradizione, contribuendo a fare di questo esordio sulla lunga distanza un lavoro piacevole e fresco, per un autore dotato di un naturale anticorpo verso la banalità e la retorica.
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