Recensioni

6.5

Il finnico Aleksi Perälä, noto anche come Ovuca e Astrobotnia, si presenta per la prima volta sotto il proprio nome dopo sette anni di onorata carriera. Project V è un lavoro d’elettronica un tantino oltre il sound Warp nel quale si rintracciano chiaramente i riferimenti di base della famosa IDM label. Il laptopper mescola ambient in dormiveglia à la Richard D. James e beats assortiti, predilige mid-tempo e interludi più cosmici-tasteristici (riverberati come no) e noti debiti verso l’hip-hop (con qualche calibrato sprazzo di musica balinese e etno in generale).

In genere il ritmo (spezzato, tribale, come più spesso lineare) è protagonista alla maniera degli Autechre, accanto a lui un linea melodica tardi Tangerine Dream, oppure offtune da scuola Boards Of Canada. C’è più di una spianata verso certa techno cervellotica in stile AFX (Autumn Morning), il che ci sta visto che il gusto di Perälä risiede negli equilibri più che nei bordi; eppure ascoltate le tracce in cassa in quattro dall’appeal dark side come Dark Energy, o i pezzi late nineties come Black Leicester la sensazione è quella di un raffinato esercizio rétro (il gioco infantil stralunato di Path per dirne uno).

Beninteso, apprezziamo l’onirismo (la traccia Purple Rain giustifica da sola la più che sufficienza), le visioni molli di classe, e pure le incursioni 8bit in chiusura Sunbath (con annessi campionamenti epoca Technotronic) ma, a dir il vero, l’album rivela il suo interesse ai non aficionados della Rephelx soltanto qui. Comunque sia.

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