Recensioni

5.5

Mena la viola, oh perfido Galbraith. Pardon, non la viola, il violino. Il neozelandese Alastair Galbraith, al solito catturato
live e seguito alle percussioni dall’ignoto Karlis, pencola nei droni pecorecci (sì, sì…sentitevi un po’ che retrogusto hanno i suoi pezzi) e bucolici che fan tanto da cornicetta buona ad una cartolina neozelandese di “pessimo gusto”.

A tratti pare proprio di scorgerli…ipastori intabarrati che pivettano le loro cornamuse, senza posa…per
noi e per loro (infelici entrambi). Ma non cedete all’abbaglio, è sempre la viola (pardon…il violino), è sempre Galbraith.

E, soprattutto, è sempre la sua musica, chi conosce sa, che mai cambia d’un bottone. Soffrire per più di 20 minuti all’ascolto di questa terra-incubo musical-(in)festante è da insani di mente. E io probabile lo sia anche un pochetto sopra la media.

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