Recensioni

Lui è un folksinger della tradizione, nel solco Fairport Convention ma attento alle più recenti intenzioni di Will Oldham. Lei è una poetessa, cantante e attrice (Royal Shakespeare Company, tanto per citare una delle sue collaborazioni) dell'Isle of Lewis, a nord-ovest della più famosa Skye. In una terra così attaccata alle proprie radici culturali, la musica delle Lowlands e delle Highlands è uno degli elementi più importanti. Urstan, il primo disco di brani autografi che i due danno alle stampe, è proprio un incontro decisivo tra i due filoni che si concretizza anche nell'uso sia del gaelico che dello scozzese.
La magia delle serate che Mairi e Alasdair hanno regalato fin dal 2009 al pubblico del Ceòl's Craic, la rassegna organizzata a Glasgow dal Centre for Contemporary Arts, è qui catturata da 12 brani che sull'ossatura della tradizione del nord della Gran Bretagna appoggiano arrangiamenti jazzati, grazie anche al supporto di Alastair Caplin (violino e mandolino), oltre a una pletora di altri musicisti che intervengono qua e là nel disco nello spirito delle migliori jam session folk.
Le due voci, nasale quella di Alasdair, tonda e limpida quella di Mairi, si controbilanciano perfettamente (The Whole House Is Singing di Roberts), ma sono a loro agio anche con alcuni traditional: la bella Mìle Marhbhphaiisg air a' Ghaol, il divertente upbeat di Làarach do Thacaiden, ma anche in una sad ballad come E Ho Leigein. Tra gli autografi, non sfigura nel corpus tradizionale una Leanabh an Oir della Morrison, mentre la Ailein Duinn accreditata a Caplin gioca con droni e atmosfere umbratili per una delle canzoni più tristi e patetiche (ma non nel senso dispregiativo del termine) degli ultimi anni.
Per chi sostiene che il folk, soprattutto se declinato nella tradizione, è oramai una semplice ripetizione di stereotipi e luoghi comuni, Mairi e Alasdair con i loro compagni di viaggio mostrano come tale pensiero sia quanto mai lontano dalla realtà.
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