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6.3

Lo scozzese di Germania ci riprova, si coltiva l’onirica ossessione con movenze sempre più autarchiche, isolandosi in una nebbiolina un po’ maniacale ispirata alle caligini bretoni dei Fairport Convention e alla polvere che si alza dai front porch di frontiera che t’immagini immersi nelle impagabili nenie Will Oldham. Ecco quindi il timido bardo-cowboy coi suoi arcaicismi letargici e solenni, l’incedere vagamente giullaresco e il disincanto epico, i garruli esotismi e l’attonita gravità, con la voce assieme lirica e chioccia come del resto spesso la musica.

Guardi a lui – alle sue canzoni – come si guarda un cortometraggio, dove più che la storia conta la situazione, e passi se l’artificio (il senso di) forza un po’ la mano. Il vago sapore Nick Drake di You Muses Assist, il greve incedere di Ned Ludd’s Rant, il misticismo rappreso di The Flyting of Grief & Joy e una Unyoked Oxen Turn contagiata Paul Simon sono i momenti più  vivi di un disco che deliziosamente cigola come un vecchio portone (di un film in costume).

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