Recensioni

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Una serie dedicata a raccogliere materiale d’archivio di Alan Vega è un’iniziativa molto interessante vista la caratura del personaggio, un musicista con un percorso importante sia – ovviamente – con i Suicide che con una carriera solista di tutto rispetto; assolutamente un buon modo per far emergere ulteriori sfaccettature della sua poetica. Il primo volume, Mutator, registrato assieme alla moglie e abituale collaboratrice Liz Lamere tra il 1995 e il 1996, e prodotto da Jared Artaud, è un album di per sé difficilmente collocabile a primo acchito, meno dirompente delle ritmiche reznoriane di It, ma anche non così prossimo ai suoi album dello stesso periodo, Dujang Prang e 2007.

In effetti si tratta di in lavoro stranamente immerso in una teoria del flusso che suona più contemporanea oggi di ieri, capace comunque di riportare in auge la peculiarità di schierarsi combattivamente contro le distopie contemporanee, ma anche quella di raccontare visceralmente il presente come un Lou Reed in chiave cibernetica. Una rassegna di capitoli interessanti che ha la lungimiranza per prendere di petto le storture presentiste, ma allo stesso tempo veicolato da una riattualizzazione delle uscite più oblique alla Ze records e della no wave newyorchese. Così, tra maestrie sintetiche (Fist, Muscles), industrial cibernetici (Filthy) e ottimi assalti elettro post-punk anti-liberisti (Nike Soldier), Mutator ha anche il pregio di esaltare la carica rock’n’roll del Nostro, alle prese con derive estatiche: dalle rarefazioni per vocalizzi dispersi di Psalm 68 al futurismo biologico della conclusiva Breathe. Ma il pezzo più interessante in questo senso, nonché uno degli apici della raccolta, è Samurai, in cui Vega declama come un Elvis cyberpunk sperduto in un deserto dalle tinte lynchane.

Con tutti i limiti dovuti al carattere di recupero e per forza di cose sostenuto da una progettualità più labile, ci troviamo al cospetto comunque di un disco molto piacevole e interessante. Ce lo godiamo in attesa di nuove chicche dai prossimi volumi.

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