Recensioni

La differenza tra revival e musica contemporanea – se esiste ancora qualcosa del genere – corre tutta attraverso le undici tracce di questo Boys & Girls. Un album che ancor prima di uscire veniva annunciato dalla Rough Trade (ATO negli U.S.) a suon di fanfara, nonostante i protagonisti siano in tutto e per tutto degli esordienti: Alabama Shakes, da Athens, Alabama, costituitisi come band appena nel 2009 per innalzare impalcature prettamente southern soul intorno alla vocalità imponente di Brittany Howard, chitarrista e autrice. E l’hype, sospinto da un già annunciato tour con Jack White, dà chiaramente i suoi frutti con un primo posto nella neonata Official Record Store Chart (classifica dei negozi di dischi UK, basata sulle effettive vendite fisiche, meglio ancora se in vinile).
Ancor prima di far parlare della musica in esso contenuta – quasi un accessorio, se inquadriamo la questione in una certa prospettiva -, questo disco sembra emergere come un caso limite, diremmo borderline, di quella malattia tutta odierna che è la Reynoldsiana retromania, con la differenza (cui accennavamo in apertura) che qui si sconfina nella pura archeologia sonora. Non troppo diversamente da Kitty, Daisy & Lewis e il loro esordio del 2009, in tutto e per tutto un disco della Sun Records dei tempi d’oro, queste canzoni suonano esattamente come se fossero uscite dagli studi della Stax (una su tutte? You Ain’t Alone). Il che è chiaramente una goduria per le orecchie, perché in effetti i ragazzi sanno suonare e la ragazza sa cantare (eccome se sa cantare!). Ma la cosa finisce lì, una volta trascorsi i trentasei minuti scarsi della scaletta. Certo, a sentire certe declinazioni più hard alla My Morning Jacket (Rise To The Sun, Be Mine) o certi scherzucci acustici (Goin’ To The Party) viene comunque da pensare che le potenzialità di sviluppare un linguaggio autonomo non mancherebbero di certo, anche se potrebbe ben trattarsi delle proverbiali eccezioni che confermano la regola. Ed è forse un problema? Questo è il punto: pare che non lo sia affatto. Come argomentazione basti questo commento colto da You Tube, relativo a un’esibizione dal vivo in tv della fiammeggiante apertura d’album Hold On: “Cara musica, non so dove sei stata ma siamo contenti che sei tornata!”.
Eccovi dunque il paradosso di Boys & Girls, che pur essendo la quintessenza del revival non incarna altro che lo spirito dei tempi. Cosi è, se vi pare.
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