Recensioni

Il difetto più evidente di questo Spirits Of Your Tide dei milanesi Aim è il non riuscire a nascondere quell’odore di mainstream un po’ furbetto sparso per gli undici brani in scaletta. Il fatto cioè di adagiarsi, con una certa accondiscendenza, su scelte formali ascoltate mille volte in giro per i network musicali “rockettari” e spesso associate a prodotti da laboratorio partoriti delle grandi etichette discografiche.
In particolare quella ricerca del tono evocativo a tutti i costi, dell’emotività teleguidata, dell’impennata vocale, dell’arpeggio di chitarra avvolgente ma poco significativo, della distorsione controllata, presente un po’ ovunque nei quarantacinque minuti del disco e, alla lunga, un po’ noiosa. E dire che le capacità per scrivere qualcosa di più originale ci sarebbero tutte, visto e considerato che il materiale è ben suonato e, in certi frangenti, anche interessante. Eppure ci pare che la strada percorsa dalla band non riesca né ad esaltare tali potenzialità né a garantire più di un cenno di approvazione sporadico da parte di chi ascolta.
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