Recensioni

6.5

Dopo la pubblicazione di Syro, Richard D. James ha svoltato pagina per non farlo affatto. Dopo che il dirigibile ne annunciò il ritorno discografico, il beffardo producer ha letteralmente inondato i media e i social pubblicando lunghe interviste, svuotando interi hard disk su internet e pubblicando in pratica tutto un parco di scartini, versioni alternative, alt-take e perle nascoste (pure del figlio) che altro non erano se non il suo modo filo-hacker di pubblicare l’equivalente di un boxset da dinosauro del rock. Non c’è mai stato un periodo con altrettanta esposizione mediatica per lui, come è vero del resto che tutta questa informazione, come al solito, gioca con l’informazione stessa e soprattutto con l’amata linea cronologica dei suoi lavori. Ai tempi in cui uscì il primo volume del Selected Ambient Works, l’arco temporale in cui teoricamente fu composto quel lavoro era piuttosto falso, come lo è questo di Orphaned Deejay Selek, che comunque fa risalire – sensatamente – il periodo compositivo di quest’ultimo al triennio successivo alle registrazioni della serie Analord. Syro stesso è stato un disco postumo, una retromania applicata a sé stessa, un insieme di tracce di un passato anche remoto, alcune di loro probabilmente composte sotto l’alias The Tuss poi finite nel cassetto e dunque pubblicate sotto la sigla Aphex Twin, che già di per sé è orfana fin dalla nascita di quella “S” e quindi ammette una pluralità di ritorni al futuro possibili e fantasticabili. Anche Drukqs come l’ultimo lavoro di James seguiva le stesse logiche compilative, dal momento che soltanto le tracce al piano erano relativamente recenti, e così possiamo immaginare che sia stato assemblato allo stesso modo questo nuovo-vecchio AFX, in teoria l’alias più concentrato suoi ritmi, la techno, l’acid e la sperimentazione, in pratica qualcosa che, in alcuni episodi, ricorda il disco “concreto” Computer Controlled Acoustic Instruments Pt2 pubblicato a gennaio.

Da buon disco AFX che si rispetti non manca l’acid, e la nota serge fenix Rendered 2 è un ottimo esempio di come Richard D. sappia manipolare le Roland e l’acid techno in bassa definizione. Ne viene fuori una cibernetica frittura di circuiti con la consueta distopica e beffarda manata à la James, forse – ma non ne siamo certi – con un tocco più distante. Più classica, e dunque più partecipata, è oberheim blacet1b, mentre più avanti i pezzi dominati dal ritmo si chiamano bonus EMT beats o r8m neotek beat e giocano anche con trovate midi (il flauto di pan sintetico) e un climax che pare di ritrovarci nel ’93 (midi pipe1c sds3time cube_klonedrm). Anche i breakbeat e il felpato funky di NEOTEKT72 ricordano la prima techno britannica, quella poi definita IDM per capirci. Stesso periodo.

In generale parliamo di una raccolta che poteva tranquillamente stare su un Soundlcoud (o su un hard disk perso in una casa in Cornovaglia) con un centinaio di altre. E infatti la prossima mossa, già annunciata, sarà quella di fare una nuova pubblicazione su CD, vinile e formati abituali di una selezione di quelle, un po’ come Analord, l’ultima uscita AFX di quasi dieci anni fa, raccoglieva – con un grossomodo d’obbligo – una selezione di 12” usciti in precedenza. Con James è un po’ sempre stato così, ma se Syro e Computer Controlled Acoustic Instruments pt2 avevano i loro bei momenti, qui, a parte una pensata coerenza dell’insieme che fa scorrere la tracklist come un’unica jam, non vi è nulla di memorabile, se non i soliti sguardi obliqui sulla materia e qualche bel timbro sul quale James avrà perso qualche notte.

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