Recensioni

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Se in generale la nostra elettronica sta attraversando un periodo particolarmente fervido, i bolognesi Francesco Cassino e Nicola Nesi – alle spalle, un percorso di studi londinese in composizione e produzione musicale, oltre alla partecipazione alla settima edizione del roBOt Festival – contraddistinguono la loro proposta perché quest’elettronica la uniscono a sonorità in qualche modo rock (prevalentemente post-rock, a dire la verità), sulla scia di quanto insegnato anni addietro a partire dai Radiohead, ma al contempo con una certa comunione d’intenti rispetto ad altre formazioni italiane di oggi, dai Platonick Dive agli YOUAREHERE.

Per essere un esordio, #Lostmemories suona già piacevolmente definito, ben calibrato, sicuro. Registrato da Andrea Sologni, il disco decolla subito con i serrati crescendo propositivi di We Leave e rapisce del tutto già con la successiva Texture In Pectore, dove proprio passaggi post-rock, ghirigori sintetici ed esplosioni elettriche si intersecano con sapienza. Don’t Change For Me, in zona non troppo distante da Godblesscomputers, e Leica, con tanto di archi, impiegano al meglio i vocals, come ulteriori colori all’interno della tavolozza sonora, tra pop davvero elegante e soul moderno. Il duo non lavora però solo di cesello e piazza a seguire un 1-2 da pista magari non personalissimo, ma quantomeno apprezzabile, con Ovverated e Timeless Room, che guardano oltreconfine in direzione Jon Hopkins o Vessels, prontamente smorzato dall’ambient cinematica di Delpace – che si apre non a caso con un monologo tratto da La Dolce Vita, un monologo contro la pace, intesa come stato stagnante, che controbilancia il sottile concept che lega i nove brani, quello del ricordo.

In chiusura si torna a elevare i battiti con la traccia più estesa del lotto, Transports, ma sembra quasi che i risultati migliori vengano centrati quando l’obiettivo resta focalizzato sull’ariosità dei movimenti e sulla contaminazione degli elementi in atto, piuttosto che sulla capacità di far ballare a ogni costo chi ascolta. Comunque, non si butta via niente e non si potrà far altro che progredire. La direzione è più che giusta.

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