Recensioni

7.1

Alla Redbull Music Academy edizione 2007, location Toronto, si incontrano il produttore Mark Pritchard (Global Communication, Harmonic 33, Harmonic 313 e tanto altro ancora) e il vocalist Steve Spacek (vero nome Steve White, "the voice of modern soul" per Gilles Peterson, solista – prodotto anche da J Dilla – e prima ancora leader dell'omonima band). I due jammano, la cosa riesce bene, decidono di mettere in piedi un progetto vero e proprio. Nasce così Africa Hitech (la grafia della ragione sociale cambierà sempre nel tempo – Afrika Hitek, Africa Hi-Tec, Africa Hi Tec, Africa HiTech – fino all'attuale normalizzazione, sicuramente voluta da casa Warp).

Il frutto di quella primissima prova, di fatto la loro prima produzione, Too Late, un funkysoul supersexy, viene pubblicato a febbraio 2008 sulla doppia compila che raccoglie le jam di quel meeting Redbull (dentro anche Om'Mas Keith dei Sa-Ra, Samiyam, Hudson Mohawke, Tony Allen, Marco Passarani) e ripubblicato poi come 12'' a dicembre 2009, in uno split con J-Wow Of Buraka Som Sistema assieme ad Aloe Blacc. Il buzz è ufficialmente cominciato (vedi il nostro speciale 2010: Odissea nell'hip hop) e la Warp si è mossa, assicurandosi l'esclusiva anche di questo nuovo spin off pritchardiano. Sempre a dicembre 2009 esce infatti 2010 From Warp Records, con dentro il singolo Blen, base grumosa e spezzettata di coriandoli elettronici e "rappato reggae" (il cantato di Spacek è secco e affilato, diremmo elegante, diverso dal solito gutturalismo ragga). Il pezzo esce ad aprile 2010 come 12'', con The Sound Of Tomorrow come b-side (ovattatissima ambientechno).

Arriviamo così ad oggi e a questo EP di sei pezzi (vinile e download) dal titolo programmatico di Hitecherous. How Does It Make U Feel, il capolavoro del mini, 8 minuti di scansione electro, atmosfera spacey, basso con classico ottuso giro detroitiano, cheapbit sfarfallio tastierina, voce in falsetto soul primissima house (era un indizio forte quel feel nel titolo); Said Speed, dubstep elettro-tropicalia con inserti finali di tastiere sunset lounge; Lash Out, minacciosa orgia di synth superbassy, rullante industrial, perfetta per un Super Mario nel castello a fine quadro; Boingy, che mantiene la promessa del titolo, scansione step, rimbalzi come di un pingpong tastiere-basso; One Two, base asciuttissima (una tastierina, un rullante, qualche effetto a condire), file under minimalragga (presente anche in versione strumentale).

Pritchard – come Spacek, ritiratosi in un avamposto ancora tutto da esplorare sotto il profilo delle produzioni elettroniche come l'Australia – ci presenta la sua nuova visione, la sua nuova sintesi bassy a tinte forti dopo l'intuizione – giocosa unta volgare irresistibile – di Wind It Up (2009; assieme a Om'Mas Keith). Parte dal dancehall e dal ragga, vi stilizza dentro minimaltechno, oldskool house e dubstep e ci presenta una sorta di bounce spacey e minimale dai suoni golosi. Africa Hitech si candida a diventare una delle punte più avanzate della scena elettronico-ritmica dei nostri giorni: aspettiamo Mark e Steve alla prova sulla lunga distanza.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette